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martedì 24 giugno 2008

ACQUA SU MARTE: LA NASA HA LE PROVE



La Phoenix ha immortalato trucioli di un materiale che riflette la luce "spariti" dalle foto in 4 giorni
MILANO - L'acqua su Marte c'è. E la sonda Phoenix l'ha fotografata. Dopo anni di attesa e osservazioni, è arrivata dunque quella che sembra essere la prova regina. Lo ha annunciato la Nasa. Alcuni trucioli di un materiale che riflette la luce, spiegano, sono "spariti" dalle foto in quattro giorni, un comportamento compatibile solo con l'evaporazione di ghiaccio d'acqua.
«DEVE ESSERE GHIACCIO PER FORZA» - «Deve essere ghiaccio per forza - ha dettoPeter Smith dell'università dell'Arizona -: c'era qualche dubbio che potesse essere sale, ma nessun sale può comportarsi in questo modo». I trucioli erano sul fondo del piccolo cratere chiamato «Dodo» scavato dal braccio meccanico della sonda nei giorni scorsi "grattando" una superficie dura che a questo punto secondo gli scienziati è proprio uno strato di ghiaccio. La sonda, che è atterrata sul pianeta rosso sta analizzando chimicamente i campioni prelievati, per determinarne la composizione esatta.

martedì 3 giugno 2008

PIRAMIDI IN BOSNIA, VERO O FALSO?



Da qualche mese a questa parte, in Bosnia Erzegovina si parla solo delle piramidi di Visoko. Sembra che questa cittadina, ad appena 30 km da Sarajevo, si trovi ai piedi di una formazione collinare che potrebbe nascondere una piramide antichissima, se non addirittura la prima piramide europea dedicata al culto del Sole e databile all’incirca a 12 mila anni fa. L’Unesco, l’organizzazione scientifico-culturale delle Nazioni Unite, invierà molto presto un team di esperti per esaminare se la misteriosa piramide identificata da un archeologo dilettante di Visoko nella collina di Visocica sia effettivamente un’opera edificata dall’uomo oppure no. C’è da precisare che si parla di bosnia e non di piramidi in serbia, come qualcuno erroneamente riporta. Ma chi è che ha fatto questa preseunta scoperta e studia l’archeologia della piramide in bosnia a Visoko.

Semir Osmanagic, autore alcuni mesi fa della segnalazione e del libro “La piramide del Sole della Bosnia”, sostiene che la collina di Visocica ospita una costruzione archeologica di enorme importanza perché le ricerche da lui condotte nell’agosto 2005 hanno portato alla rilevazione di una serie di anomalie lungo i fianchi della collina. Anomalie che non sembrano di origine naturale. I rilievi fotografici svelerebbero una piana d’accesso larga 40 metri e lunga 200, completamente costruita con lastre di pietra, ricoperte di terra e vegetazione allo stato attuale. Non è finita qui. L’ Indiana Jones bosniaco ha scoperto altre due piramidi di dimensioni inferiori, la piramide della Luna e quella del Dragone, e sostiene che queste costruzioni siano opera di una fiorente civiltà che viveva in Bosnia quando l’Europa era preda della morsa del ghiaccio durante le glaciazioni. Tutto questo gran parlare di piramidi sta attirando moltissimi turisti, ansiosi di vedere le piramidi europee. E la popolazione locale si è organizzata per accogliere i visitatori, dando vita a luoghi di ristoro improvvisati. Come improvvisate sono le guide che portano i turisti nella “valle dei re della bosnia”.

I rappresentanti del gotha scientifico bosniaco mostrano un fastidioso scetticismo nei confronti delle affermazioni di Osmanagic. Tuttavia Aly Abd Barakat, il geologo egiziano inviato nel maggio scorso dal Cairo per valutare la veridicità delle affermazioni di Osmanagic, sembra confermare che il mondo si trova di fronte ad un’eccezionale scoperta, “una piramide primitiva di un tipo finora sconosciuto” e che i blocchi di pietra ritrovati sembrano connessi tra loro con lo stesso cemento artificiale utilizzato nella costruzione delle piramidi egizie dell’Antico Regno.Ci troviamo davvero di fronte ad una scoperta archeologica di rilevanza mondiale oppure è un trucco per risvegliare l’industria del turismo in un’area dilaniata da anni di guerra? Realtà o leggenda che sia, la Bosnia guarda al futuro.
Fonte voiaganto.it

venerdì 4 aprile 2008

BBC RIAPRE MISTERO SU SACRA SINDONE



In un documentario nuove prove che confutano la datazione medievale fatta nel 1989
LONDRA - Potrebbe riaprirsi, con nuovi colpi di scena, il mistero della Sacra Sindone. Il sudario di Cristo, su cui sono impressi il volto e le macchie di sangue di un uomo, nel 1989 era stato bollato da un test al carbonio 14, che lo aveva datato al 1325, come un falso medievale. Ora però, venti anni dopo quell'esame, una troupe della Bbc ha potuto riprendere la Sindone in immagini ad alta definizione. Immagini da cui emergono dettagli il cui studio mette in discussione l'origine medievale del La Sacra Sindone (Ap)lenzuolo dalle molte caratteristiche ancora inspiegabili e che continuano ad appassionare studiosi ed esperti di tutto il mondo. A partire da queste nuove immagini e dando voce ai molti scienziati e studiosi che si sono cimentati nel difficile compito di risolvere il mistero della Sindone, il documentario della Bbc, «Shroud of Turin», che andrà in onda lunedì sera nella puntata di Porta a Porta a cui farà seguito un dibattito, mette in luce la necessità di compiere nuove indagini al carbonio sulla reliquia volte a stabilirne una volta per tutte l'età.

CONFLITTO DI DATAZIONE - Articolato come un viaggio che tocca i numerosi luoghi dove la Sindone sarebbe passata o dove viene studiata - Torino, Oxford, Colorado, Istanbul, Gerusalemme - ma sempre saldamente ancorato all'evidenziazione del dato scientifico, il documentario fa emergere un conflitto di datazione tra la prova al carbonio del 1989 e altre prove di tipo sia storico sia scientifico elaborate dagli studiosi in questi anni. Tra questi, John Jackson, un fisico americano che ha contribuito al film, ha sviluppato una nuova ipotesi basata su tecniche di datazione al carbonio 14 che non erano conosciute quando la Sindone fu testata. Queste tecniche potrebbero spiegare come un lenzuolo di lino risalente davvero all'epoca di Gesù possa essere risultato più recente all'esame del C14. Sulla stessa linea di Jackson è il professor Christopher Ramsey, direttore della Oxford Radiocarbon Accelerator Unit, secondo cui «tra le misurazioni del radiocarbonio e le altre prove che abbiamo sulla Sindone sembra esserci un conflitto, su come interpretare queste prove. E per questo ritengo che chiunque abbia lavorato in questo settore, debba dare uno sguardo critico alle prove che hanno prodotto per riuscire a tracciare una storia coerente che si adatti e ci dica la storia vera di questo intrigante pezzo di stoffa».

mercoledì 6 febbraio 2008

ALLA SAPIENZA ECCO IL LOGO SATANICO



di Pierangelo Maurizio - martedì 05 febbraio 2008,

Il diavolo veste... la Sapienza. Il demonio avrebbe messo lo zampino, o meglio, il muso nell’università più affollata d’Europa, la seconda al mondo dopo quella del Cairo. Il nuovo logo - affidato con un appalto dall’ateneo per qualcosa come 200 mila euro e che chiamano con una certa pomposità «identità visiva» dovrebbe rappresentare un cherubino. Ma ha preso le sembianze del caprone alato, simbolo del satanismo: scherzi della grafica, o forse no. Questo almeno stando a un’interrogazione a risposta scritta avanzata dal consigliere provinciale di An, Francesco Petrocchi, al presidente della giunta Enrico Gasbarra.
Il bando aggiudicato dalla società Inarea affidava il compito di riproporre in tutte le forme - dalla carta intestata alla cartellonistica - uno dei simboli storici della Sapienza, il cherubino appunto con sei ali. Però «detto angelo sembra essersi trasformato così come accadde a Lucifero in una figura con le sembianze di una diabolico caprone»; e «visto che l’incredibile sperpero di risorse pubbliche per la scelta del logo similsatanico fa il paio con l’estromissione del Sommo Pontefice dall'Università», Francesco Petrocchi chiede al presidente Gasbarra «se non intenda dissociarsi dal carattere dissacrante di tale iniziativa» e da questo «sperpero».
L’originale cherubino secondo alcuni ha una singolare somiglianza in particolare con il Baffometto, uno dei simboli esoterici più inquietanti, in voga fin dai Templari, emblema dell'incontro tra la cultura occidentale e il sincretismo (ovvero la fusione di elementi eterogenei provenienti da civiltà diverse).Il dibattito e le polemiche infuriano anche sui blog e sui siti degli studenti. Dove però l’accento, più che sulla presenza sulfurea nel logo, si mette l’accento sui costi (200mila euro). Scrive ad esempio Edoardo: «Sono un dottorato del Mit (Massachusetts Institute of technology). Mi ricordo che per aggiornare tre anni fa il suo logo ha investito circa 6500 dollari». Nel mirino delle critiche anche il fatto che la gara sia stata vinta dalla società Inarea, il cui presidente è il professor Antonio Romano, docente a contratto sempre alla Sapienza.
Lui, Antonio Romano, un’autorità in materia di brand - sono suoi il quadrato rosso della Cgil e la farfalla della Rai (Inarea è presente in 8 Paesi con 12 sedi) - dapprima sceglie la via della risata. «Il caprone alato? - si diverte -. Ma dove lo vedono? Non so che dire. Ci siamo ispirati al cherubino presente sul sigillo della Sapienza del Settecento e a quello disegnato sulla volta della chiesa di Sant’Ivo. Non sa la quantità di prove che abbiamo fatto». Quanto al suo «conflitto d'interessi» fa presente che il «ruolo di professore a contratto è quasi a titolo gratuito». E i 200 mila euro per il nuovo logo, non sono troppi? «C’è un gruppo di lavoro di 12 persone, abbiamo cominciato nel 2006 e il progetto sarà completato nel 2009. Giudichi lei».Il cherubino-caprone rischia però di precipitare. Da divertito il professore si fa serio. Se effettivamente il suo angelo evocasse qualcosa di più ingombrante, è disposto a rivedere tutto il progetto? «Sì» risponde secco. Anche perché sbagliare è umano, ma perseverare

venerdì 25 gennaio 2008

SINDONE: FOTO PIU' GRANDE AL MONDO

Esposta in Quaresima Duomo Novara e in agosto a Sydney
(ANSA)- TORINO, 25 GEN- E' in buone condizioni di conservazione la Sindone che nei giorni scorsi e' stata tolta dalla teca corazzata. La teca e' stata revisionata per verificare che i sistemi di controllo e di sicurezza fossero del tutto efficienti. La Sindone e' stata fotografata e ripresa. E' stato cosi' possibile fare la piu' grande riproduzione esistente al mondo (150 metri quadrati) che sara' esposta in Quaresima fuori dal Duomo di Novara e poi a Sydney, ad agosto.

SPAZIO: MISTERIOSA OMBRE SU MARTE


Ufologi non hanno dubbi, immagine mostra una statuetta
(ANSA) - WASHINGTON, 23 GEN - Gli ufologi non hanno dubbi: alcune foto di Marte scattate dalla sonda Spirit e diffuse dalla Nasa rivelerebbero tracce di vita. In particolare, le immagini mostrerebbero l'inconfondibile presenza di una....'statuetta verde'. Per gli scettici, invece, quella che in effetti appare essere una statuetta verde non e' altro che un gioco d'ombre, 'anche se affascinante', riconoscono. La foto e' stata scattata nel passaggio che la sonda fece tra il 6 e il 9 novembre 2007.

martedì 23 ottobre 2007

PROCESSO AI TEMPLARI, IL VATICANO SVELA I DOCUMENTI SEGRETI



Settecento anni dopo, qualche sprazzo di verità in più sul mistero dei Templari, i cavalieri dell’ordine nato per difendere i luoghi santi di Gerusalemme e trasformatosi poi in una ricca e potente organizzazione sovranazionale accusata di seguire strani rituali. L’Archivio Segreto Vaticano sta infatti per pubblicare Processus contra Templarios, un volumeprezioso in edizione rigorosamente limitata a 799 esemplari, dove si potranno leggere le riproduzioni fedeli di antiche pergamene, una delle quali scoperta di recente. L’opera sarà presentata in Vaticano, nella sala vecchia del Sinodo, il prossimo 25ottobre alla presenza dell’Archivista bibliotecario di SantaromanaChiesa, l’arcivescovo Raffaele Farina (futuro cardinale), dal Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, il vescovo Sergio Pagano, e da altre personalità fra le quali il medievalista Franco Cardini e l’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi.
Tra le novità più significative, la riproduzione del cosiddetto «monoscritto di Chinon», inedito scoperto nel settembre 2001 dalla studiosa Barbara Frale nell’Archivio vaticano: la pergamena era sfuggita fino a quel momento ai ricercatori a causa di un errore di archiviazione commesso nel Seicento. Il documento getta una nuova luce sulla fine dei Templari e attesta che il Papa di allora Clemente V, non li considerava eretici e aveva cercato in tutti i modi di salvarli dal re di Francia Filippo IV il Bello, vero ideatore della loro messa al bando e del loro annientamento.
«Tra le accuse che vennero rivolte ai Templari - spiega il professor Franco Cardini al Giornale - c’erano quelle di essere stati in qualche modo sedotti dall’islam e attirati dall’eresia catara. Due elementi che non potevano coesistere». Cardini, che parteciperà alla presentazione del volume vaticano, sta per pubblicare un libro intitolato La tradizione templare (Vallecchi Editore, pp. 176, 14 euro), che ricostruisce l’intera parabola dell’ordine cavalleresco arrivando fino alle fantasiose e fumettistiche ricostruzioni del Codice Da Vinci di Dan Brown. «Gli avvocati del re di Francia - continua il professore - non avevano in fondo bisogno di costruire un coerente edificio accusatorio: quel che interessava loro era che fosse efficace e credibile al livello di opinione pubblica. Le accuse erano un segnale per il Papa: il sovrano voleva che l’ordine fosse soppresso e poco importava la verifica delle prove». Un’altra delle accuse riguardava il cerimoniale segreto previsto per l’affiliazione: prevedeva che il cavaliere rinnegasse Cristo e sputasse sulla croce. L’atto,a prima vista sconcertante, poteva avere una sua logica, perché il neofita veniva in questo modo sottoposto alle possibili angherie che avrebbe subito se fosse finito prigioniero dei musulmani in Terrasanta. Cardini non esclude che vi potessero essere «inquinamenti ereticali» nei Templari, ma tende a pensare che si trattasse di «cerimonie scherzose, di carattere quasi goliardico», più simili a pesanti episodi dinonnismo cheaculti esoterici.

Clemente V, che viveva con la sua corte ad Avignone, capì che il destino dei Templari era segnato dalla volontà di Filippo il Bello e finì per sciogliere d’autorità l’ordine in modo da non farlo condannare, pur non assolvendolo per non compromettere i rapporti tra la Santa Sede e la Francia. Il nuovo manoscritto, scoperto dalla dottoressa Frale presso il fondo di Castel Sant’Angelo dell’Archivio Segreto Vaticano, contiene proprio l’assoluzione concessa per autorità del Papa a Jacques de Molay e ai maggiori dignitari del Tempio fatti rinchiudere dal re nelle prigioni del castello di Chinon. Lì si recò una speciale commissione, composta dai cardinali plenipotenziari Bérenger Frédol, Etienne de Suisy e Landolfo Brancacci, per condurre un’inchiesta. Il 20 agosto 1308 l’accusa da eresia venne derubricata a quella di apostasia: lo sputare sulla croce veniva infatti considerata una forma di auto-scomunica. Il Papa era dunque ben convinto che i Templari non fossero eretici e non avessero aderito a dottrine sbagliate. Ma pur assolvendoli, Clemente V non riuscì a salvare loro la vita: de Molay e il suo vice Geoffroy de Charny, saranno arsi vivi sul rogo per volontà di re Filippo.
Tutte le storie riguardanti l’adorazione del Baphomet (immagine dell’androgino alato con testa di caprone sormontato da un pentacolo, la stella a cinque punte) e i rituali esoterici che rappresentano i Templari come una setta iniziatica direttamente collegata con la moderna massoneria non sono invece altro che leggende ottocentesche che hanno avuto una straordinaria diffusione. Anche la connessione tra l’antico ordine cavallersco e i miti sulla custodia del santo Graal è, secondo Cardini, «del tutto arbitraria e insostenibile sotto il profilo storico ». Il libro esclusivo e prezioso che il Vaticano si appresta a editare, come quello - più accessibile - del professor Cardini, sono pubblicazioni serie, utili a chi vuol conoscere la storia. Per le «patacche», ci si puòrivolgere a Dan Brown e alla lunga schiera dei suoi anticattolici predecessori.

di Andrea Tornielli - giovedì 04 ottobre 2007, 10:02

TUTANKHAMON MORI' ANDANDO A CACCIA




Svelato il mistero del faraone-fanciullo

La maschera funeraria di TutankhamonLONDRA

- Nessuna congiura di palazzo, né oscura malattia che ne aveva colpito la salute cagionevole. A uccidere Tutankhamon, il faraone-fanciullo che regnò in Egitto oltre tremila anni fa, fu una brutta caduta dal cocchio durante una battuta di caccia nel deserto. Sembra così risolto il mistero che ha affascinato generazioni di scienziati ed archeologi, che hanno speculato per anni sull'improvvisa scomparsa del sovrano della XVIII dinastia a soli 19 anni. Fin dalla scoperta della tomba, intatta con il suo tesoro - uno dei ritrovamenti più spettacolari della storia dell'archeologia - ad opera di Howard Carter, nel 1922, si è cercato di capire che cosa avesse causato la morte di "Tut" in così giovane età. Una radiografia della mummia condotta nel 1968 aveva rivelato un rigonfiamento alla base del cranio, suggerendo che il faraone fosse stato ucciso da un colpo alla testa. Ma studi più recenti, con una Tac, hanno individuato una brutta frattura alla gamba sopra al ginocchio, che potrebbe aver portato ad un avvelenamento del sangue letale. Ora nuove prove indicano che la frattura sarebbe stata procurata durante una battuta di caccia sul cocchio.

Ne è convinto anche uno degli studiosi egiziani più famosi di Tutankhamon, che illustra la sua tesi in un nuovo documentario che andrà in onda questa settimana in Gran Bretagna, riporta oggi l'Independent, proprio alla vigilia dell'apertura di una mostra a Londra che esporrà le suppellettili trovate nella sua tomba, la " KV62", prima esibizione sul tema da 35 anni a questa parte. "Non fu ucciso, come molti pensano. Ebbe un incidente mentre cacciava nel deserto. Cadendo dal cocchio si procurò la frattura alla gamba sinistra: sono convinto che sia morto per questo" dice lo studioso, Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio Supremo delle antichità egiziano. La scoperta demolisce l'immagine finora diffusa del giovane sovrano, appassionato protettore delle arti e restauratore del culto di Amon: quella di un ragazzo debole, tenuto al riparo da ogni tipo di rischio e fatica fisica. Nuove analisi sui cocchi ritrovati nella tomba del faraone hanno rivelato che il loro uso non era solo ornamentale: erano infatti consumati in più punti, e sicuramente erano stati usati. Fra gli arredi funerari sono stati anche ritrovati abiti speciali, fatti apposta per correre sul cocchio: corsetti rinforzati all'altezza degli organi addominali, per evitare danni da scossoni in velocità. L'ultima prova viene dalla decorazione floreale che ornava il collo di Tutankhamon: fiordalisi e biancospini freschi, da cui si può dedurre il periodo in cui il sovrano morì. Poiché i fiori furono raccolti tra la metà di marzo e la metà d'aprile, e il processo di mummificazione durò almeno 70 giorni, questo significa che Tutankhamon probabilmente morì tra dicembre e gennaio, nel pieno della stagione della caccia.

giovedì 27 settembre 2007

FU DAVVERO GAGARIN IL PRIMO UOMO NELLO SPAZIO?



Due radioamatori: "L'Urss nascose due missioni finite in tragedia"
Giovedí 27.09.2007 08:57

Jurij Gagarin Fu davvero l'astronauta Jurij Gagarin il primo uomo a compiere un volo nello spazio, o si tratta piuttosto di una versione ufficiale "di comodo" che nasconde una verità molto diversa?Proprio mentre si celebrano i cinquant'anni dal lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, il bimestrale Focus Storia getta nuova luce su una delle vicende più affascinanti ed evocative dell'epoca moderna.
Ad avanzare il sospetto che l'ex-Urss abbia tenuto nascoste alcune tragiche missioni spaziali ben prima dell'impresa di Gagarin dell'aprile 1961, i fratelli Achille e Giambattista Judica Cordiglia, che in quegli anni misero in piedi a Torino una stazione di radio-ascolto spaziale e captarono tutte le trasmissioni radio provenienti dallo spazio, comprese quelle legate alle missioni "non ufficiali", divenendo di fatto, in quegli anni, unica fonte di informazione per i media italiani."La prima missione è del 28 novembre 1960", ricorda Giambattista. Il messaggio captato in codice Morse era un appello agghiacciante: "Sos a tutto il mondo" ripetuto in modo ossessivo. "Il segnale proveniva da un punto fisso del cielo e diventava sempre più debole. Alla fine ci convincemmo che una navicella spaziale si stava perdendo nello spazio con il suo occupante".
Ma non è tutto: "Un secondo volo - prosegue Judica Cordiglia a Focus Storia - lo rilevammo il 2 febbraio del 1961: nella registrazione si coglie distintamente il rantolo di un cosmonauta morente e il suo battito cardiaco. Due giorni dopo dall'Urss giunse l'annuncio del lancio dello Sputnik 7, un veicolo da 6,5 tonnellate: praticamente le stesse caratteristiche di una navicella Vostok, come quella che userà Gagarin. Insieme al lancio, Mosca ne comunicò anche la disintegrazione al rientro sulla terra. Nessun cenno al destino del cosmonauta che avevamo captato, ma Achille Mario Dogliotti, uno dei maggiori cardiochirurghi italiani, studiò le nostre registrazioni e confermò che si trattava di un battito cardiaco umano".
In quegli anni il regime sovietico manteneva uno stretto riserbo sulle proprie missioni spaziali, ma neppure successivamente, in tempi di "glasnost", è emerso un solo documento a conferma delle ipotesi dei fratelli Judica Cordiglia, le cui teorie all'epoca ottennero un certo credito anche da parte della Bbc, anche se negli anni successivi sono state messe in discussione dagli storici dell'astronautica.Ora, ad avvalorare le tesi dei due appassionati, su Focus Storia interviene Mario Del Rosario, uno dei primi radioamatori italiani, che nel proprio archivio conserva un'intercettazione che coincide con quella degli Judica del febbraio 1961. "Anch'io ho registrato in modo chiaro quel lamento angoscioso, e come loro mi sono rivolto a un medico perché lo ascoltasse: mi confermò che si trattava di un uomo in agonia".
Rivelazioni affascinanti, ma non sufficienti a spazzare via ogni scetticismo: "In alcuni casi potrebbe trattarsi di trasmissioni terra-terra", ipotizza l'esperto di intercettazioni radio Sven Grahn. "Non bisogna dimenticare che le postazioni antimissile che proteggevano la stazione spaziale di Bajkonur utilizzavano le stesse frequenze dei cosmonauti. Oppure potrebbe trattarsi di trasmissioni da aerei in volo".Storia/ Fu davvero Gagarin il primo uomo nello spazio? Due radioamatori: "L'Urss nascose due missioni finite in tragedia"
Giovedí 27.09.2007 08:57
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Jurij Gagarin Fu davvero l'astronauta Jurij Gagarin il primo uomo a compiere un volo nello spazio, o si tratta piuttosto di una versione ufficiale "di comodo" che nasconde una verità molto diversa?Proprio mentre si celebrano i cinquant'anni dal lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, il bimestrale Focus Storia getta nuova luce su una delle vicende più affascinanti ed evocative dell'epoca moderna.
Ad avanzare il sospetto che l'ex-Urss abbia tenuto nascoste alcune tragiche missioni spaziali ben prima dell'impresa di Gagarin dell'aprile 1961, i fratelli Achille e Giambattista Judica Cordiglia, che in quegli anni misero in piedi a Torino una stazione di radio-ascolto spaziale e captarono tutte le trasmissioni radio provenienti dallo spazio, comprese quelle legate alle missioni "non ufficiali", divenendo di fatto, in quegli anni, unica fonte di informazione per i media italiani."La prima missione è del 28 novembre 1960", ricorda Giambattista. Il messaggio captato in codice Morse era un appello agghiacciante: "Sos a tutto il mondo" ripetuto in modo ossessivo. "Il segnale proveniva da un punto fisso del cielo e diventava sempre più debole. Alla fine ci convincemmo che una navicella spaziale si stava perdendo nello spazio con il suo occupante".
Ma non è tutto: "Un secondo volo - prosegue Judica Cordiglia a Focus Storia - lo rilevammo il 2 febbraio del 1961: nella registrazione si coglie distintamente il rantolo di un cosmonauta morente e il suo battito cardiaco. Due giorni dopo dall'Urss giunse l'annuncio del lancio dello Sputnik 7, un veicolo da 6,5 tonnellate: praticamente le stesse caratteristiche di una navicella Vostok, come quella che userà Gagarin. Insieme al lancio, Mosca ne comunicò anche la disintegrazione al rientro sulla terra. Nessun cenno al destino del cosmonauta che avevamo captato, ma Achille Mario Dogliotti, uno dei maggiori cardiochirurghi italiani, studiò le nostre registrazioni e confermò che si trattava di un battito cardiaco umano".
In quegli anni il regime sovietico manteneva uno stretto riserbo sulle proprie missioni spaziali, ma neppure successivamente, in tempi di "glasnost", è emerso un solo documento a conferma delle ipotesi dei fratelli Judica Cordiglia, le cui teorie all'epoca ottennero un certo credito anche da parte della Bbc, anche se negli anni successivi sono state messe in discussione dagli storici dell'astronautica.Ora, ad avvalorare le tesi dei due appassionati, su Focus Storia interviene Mario Del Rosario, uno dei primi radioamatori italiani, che nel proprio archivio conserva un'intercettazione che coincide con quella degli Judica del febbraio 1961. "Anch'io ho registrato in modo chiaro quel lamento angoscioso, e come loro mi sono rivolto a un medico perché lo ascoltasse: mi confermò che si trattava di un uomo in agonia".
Rivelazioni affascinanti, ma non sufficienti a spazzare via ogni scetticismo: "In alcuni casi potrebbe trattarsi di trasmissioni terra-terra", ipotizza l'esperto di intercettazioni radio Sven Grahn. "Non bisogna dimenticare che le postazioni antimissile che proteggevano la stazione spaziale di Bajkonur utilizzavano le stesse frequenze dei cosmonauti. Oppure potrebbe trattarsi di trasmissioni da aerei in volo".

mercoledì 5 settembre 2007

LA FISICA SMASCHERA UNA FALSA RELIQUIA DI SAN FRANCESCO



ROMA - Un acceleratore di particelle del Labec (Laboratorio di tecniche nucleari per i beni culturali) dell'Infn di Firenze, lo stesso che aveva permesso di scoprire i segreti dei dipinti di Antonello da Messina, stavolta ha 'smascherato' un falso storico: una tunica che si credeva appartenente a San Francesco in realtà è stata fatta decine di anni dopo la sua morte. I fisici fiorentini hanno analizzato, su richiesta dei Frati Francescani Minori Conventuali, tre reliquie che si riteneva appartenenti al Santo: una tunica e un cuscino conservati nella chiesa di San Francesco a Cortona e un'altra tunica custodita nella chiesa di Santa Croce a Firenze. "La tonaca e il cuscino di Cortona sono risultati compatibili con il periodo in cui è vissuto San Francesco - spiega Pier Andrea Mandò, direttore del Labec - mentre quella di Firenze no, la pecora con cui è stata fatta la lana è vissuta circa 80 anni dopo il Santo. Curiosamente, però, il cordone allegato alla tunica è invece compatibile". La ricerca è stata effettuata con il 'famoso' metodo del carbonio 14. Questo isotopo naturale del carbonio dimezza la sua presenza nei tessuti organici (di animali, come in questo caso, ma anche piante) dopo la loro morte. Misurandone la percentuale in rapporto agli isotopi più comuni, il 12 e il 13, è possibile risalire all'età del reperto. "L'uso dell'acceleratore di particelle per questo tipo di datazione ha molti vantaggi - continua Mandò - intanto bastano piccolissime quantità di tessuto, inoltre la misura della quantità di C14 è estremamente precisa". Durante studio, che è stato presentato oggi a Firenze nel corso della Conferenza internazionale sulle applicazioni degli acceleratori di particelle (Ecaart), i ricercatori hanno prelevato tra i 5 e i 7 campioni di stoffa da ognuna delle due tonache, di dimensione inferiore ad un centimetro quadrato e con un peso di circa 10 milligrammi ciascuno. La scelta di prelevare più campioni dello stesso saio consente di evitare possibili dubbi o ambiguità, dovuti ad esempio alla presenza di rattoppi successivi. Ogni campione di lana è stato poi trattato al fine di estrarne il solo carbonio, ottenendo una piccola pastiglia di grafite del peso di 0.8 milligrammi circa. Questa è stata poi inserita nella sorgente dell'acceleratore. Nel caso della tonaca fiorentina, le analisi hanno individuato come intervallo a cui é possibile far risalire il tessuto, un periodo compreso tra gli ultimi anni del 1200 e la fine del 1300. Al contrario, la datazione di tutti i frammenti prelevati dal saio della chiesa di Cortona è compatibile con un periodo sovrapponibile con la vita di San Francesco (il risultato medio fornisce un intervallo fra il 1155 e il 1225). La tonaca di Cortona fa parte di un insieme di tre reliquie francescane comprendente anche un cuscino finemente ricamato e un libro contenente i Vangeli si considerano portate nella cittadina toscana da Frate Elia, primo successore di Francesco alla guida dell'ordine. I ricercatori del Labec hanno analizzato anche il cuscino che si ritiene posto sotto il capo del santo alla sua morte, trovando anche in questo caso che potrebbe risalire all'epoca 'giusta'. "Questo è stato un lavoro interdisciplinare - conclude il ricercatore - umanistico e scientifico. Il nostro laboratorio collabora spesso con gli storici dell'arte sia per la caratterizzazione, come nel caso dei quadri di Leonardo o Antonello da Messina, sia per la datazione".

lunedì 16 luglio 2007

IL DINOSAURO PIU' GRANDE DEL MONDO



Lo scheletro e' in mostra nel Museo di Berlino
(ANSA) - BERLINO, 14 LUG - Lo scheletro di dinosauro piu' grande del mondo e' in mostra nel Museo di scienze naturali di Berlino.La struttura e' stata riaperta dopo oltre due anni di restauro. L'enorme scheletro di dinosauro - vissuto circa 150 milioni di anni fa e che misura 13,27 metri di altezza e 15,5 metri di lunghezza - e' il pezzo forte della nuova mostra. Le ossa del dinosauro furono trovate un centinaio di anni fa da ricercatori tedeschi sul territorio della odierna Tanzania.

SCIENZE: INCRINATA TEORIA BIG BANG



Studiosi italiani mettono in dubbio teoria origine universo
(ANSA) - GENOVA, 13 LUG - I fondamenti della celebre teoria del 'Big Bang' verrebbero messi in dubbio da una serie di studi di un gruppo di ricerca italiano.La teoria fa risalire l'origine dell'universo a una esplosione avvenuta oltre 10 miliardi di anni fa. Osservando le mappe tridimensionali che rappresentano le galassie gli studiosi hanno osservato strutture estremamente grandi, per la cui formazione sembrerebbe essere necessario un lasso di tempo molto piu' lungo di quello previsto dalla teoria del Big Bang.

lunedì 21 maggio 2007

TRE CERCHI NEL GRANO SEGNALATI AD ANCONA


ANCONA - Tre cerchi nel grano, di dieci metri circa di diametro l'uno, sono stati scoperti in un campo alla periferia di Ancona e segnalati ai carabinieri. All'interno di uno dei tre 'cropcircle' - che si trovano dietro una palestra, all'incrocio tra il quartiere del Pinochio e la frazione di Candia - c'é una depressione del terreno, come se vi fosse atterrato sopra un oggetto pesante. Non si esclude nulla, ma al momento l'ipotesi più probabile é che qualcuno abbia tratto spunto da un recente puntata di "Striscia la notizia", in cui sono stati spiegati i metodi per schiacciare il grano nelle forme volute. Non risultano al momento segnalazioni di Ufo o oggetti misteriosi nei giorni scorsi.

martedì 8 maggio 2007

SCOPERTA LA TOMBA ERODE IL GRANDE



GERUSALEMME - Una delle scoperte più importanti degli ultimi anni: questo, secondo il professor Ehud Netzer dell' Istituto di archeologia dell'Università ebraica di Gerusalemme, il significato della scoperta dopo decenni di ricerche della tomba di Erode il Grande nel punto che pure era stato indicato dal suo contemporaneo, lo storico romano Giuseppe Flavio (Yossef Ben Mattitiyahu). Erode ha confermato Netzer era effettivamente sepolto nel suo palazzo-mausoleo di Herodion, sette miglia a sud di Gerusalemme.

Ma non alle pendici, come si era a lungo ritenuto, bensì in una posizione molto più elevata. Per il suo luogo di sepoltura il monarca (che con il sostegno attivo di Roma aveva regnato sulla Giudea dal 40 a.C. al 4 a.C.) aveva approntato un locale di 10 metri per 10, a cui si accedeva mediante una scalinata larga 6,5 metri. Il suo sarcofago era lungo 2,5 metri ed era di fattura squisita. Come mai è stato scoperto solo adesso ?
Il professor Netzer ha affermato di averlo trovato ridotto in frantumi e ha ipotizzato che la distruzione non sia stata opera di ladri comuni. "Abbiamo trovato chiari segni di martellate" ha precisato. E' probabile dunque, a suo parere, che la demolizione del magnifico sarcofago sia stata opera di ebrei che si erano ribellati alla occupazione romana negli anni 66-72 d.C: gli anni della distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dei legionari di Tito e dell'assedio della fortezza di Massada, sul mar Morto.
Proprio il Tempio di Gerusalemme e Massada sono fra i progetti edili curati da Erode il Grande, un monarca efficiente e privo di scrupoli. Sempre su suo ordine furono costruite le eleganti città di Cesarea (sulla sponda del mar Mediterraneo) e di Sebastia, in Samaria. Ma probabilmente il progetto che gli fu maggiormente a cuore fu appunto lo Herodion. Era una collina artificiale, scrive Giuseppe Flavio, "con la forma di un seno femminile" da dove si dominava il deserto di Giudea fino al mar Morto. La circondavano torri di guardia rotonde, e al suo interno c'era un palazzo magnifico rifornito di grandi quantità di acqua portata da una località distante. Per avere accesso nella sua residenza occorreva risalire 200 scalini di marmo. La morte aveva colto Erode nel suo palazzo invernale di Gerico. Il corteo funebre percorse 24 miglia per raggiungere lo Herodion. Il monarca fu inumato con la corona d'oro in testa e con lo scettro nella mano destra. Entrambi sono andati perduti.
Oggi alla stampa il professor Netzer ha tuttavia mostrato con orgoglio i frammenti di una elegante rosetta di pietra che adornava il sarcofago e un vaso. Nella zona, gli scavi proseguono.

giovedì 3 maggio 2007

RUSSIA: TROVATE 400 ROCCE "MAGICHE"


(ANSA) -MOSCA, 2 MAG- Gli etnologi dell'Accademia delle scienze hanno catalogato nella sola Russia europea 400 rocce che secondo la credenza popolare sono 'magiche'. La classificazione fatta dagli antropologi russi e' puntigliosa nel descriverne dimensioni, colore, anche la temperatura: alcune emettono un calore misterioso, che in realta' e' legato per gli studiosi alla composizione chimica della roccia, ce ne sono altre che la credenza vuole dotate di poteri taumaturgici.

giovedì 26 aprile 2007

SCOPERTO PIANETA SIMILE A TERRA



E' roccioso e contiene acqua allo stato liquido
(ANSA) - ROMA, 25 APR - Scoperto nella costellazione della Bilancia il pianeta piu' simile alla Terra mai individuato all'esterno del nostro Sistema Solare. E' roccioso e dovrebbe anche contenere acqua allo stato liquido e ha un raggio che e' il 50% piu' grande di quello della Terra. Individuato grazie all'osservatorio ESO da un gruppo di ricerca svizzero, francese e portoghese e' il piu' piccolo mai scoperto al di fuori del sistema solare. La scoperta e' descritta sulla rivista Astronomy and Astrophysics.

giovedì 5 aprile 2007

CAMPO MAGNETICO PROTEGGE LA TERRA

ROMA - Il campo magnetico che avvolge la Terra e la protegge dal vento solare era molto intenso gia' 3,2 miliardi di anni fa. La scoperta e' di ricercatori Usa e sudafricani. I dati indicano che 3,2 miliardi di anni fa, cioe' 500 milioni di anni prima di quanto si credesse, l'intensita' del campo magnetico della Terra allora giovanissima era almeno il 50% di quella attuale, una forza gia' in grado di schermare il pianeta. La scoperta fa luce su processi cruciali per il pianeta.

mercoledì 28 marzo 2007

TRIBUNALE, DAN BROWN NON HA COPIATO



Due storici lo accusavano di aver plagiato il loro libro
LONDRA, 28 MAR- Hanno perso il processo d'appello due studiosi che accusavano Dan Brown di aver copiato molte parti de 'Il codice da Vinci' da un loro libro.


Gli storici Michael Baigent e Richard Leigh sostenevano che l'autore avesse saccheggiato gran parte del loro libro 'The holy blood and the holy Grail' pubblicato nel 1982. Gli studiosi dovranno ora pagare circa 2 milioni di sterline, 3 milioni di euro, di spese legali.