"E' stato inviato un team di scienziati sul posto", hanno spiegato i media locali. La causa dell'improvvisa comparsa del buco (largo 262 metri) in Yamal, "la fine del mondo", ancora non è noto.
Ecco le straordinarie immagini aeree che mostrano un cratere misterioso largo fino a 262 metri, in Siberia, nella penisola di Yamal della Russia settentrionale. "
C'è chi ha pensato subito agli extraterrestri. In realtà, potrebbe essere stato l'esplosione di gas sotto la superficie, che poi è esplosa come un tappo di champagne.
Fonte: TGCOM24 Mediaset
I FATTI, GLI AVVENIMENTI E LE SCOPERTE DAL MONDO DEL MISTERO
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giovedì 17 luglio 2014
mercoledì 28 dicembre 2011
Quando la Terrà evaporerà….
Quando dobbiamo aspettarci la fine del mondo?E come sarà? Secondo gli scienziati è prevista tra cinque milioni di anni circa e sarà peggiore del più catastrofico film di fantascienza che si possa immaginare: la Terra verrà infatti vaporizzata dal calore del Sole che, alla fine della sua vita, evolverà in una Gigante Rossa.L'inquietante teoria è stata confermata da un team di astronomi di Tolosa e Montreal che hanno scoperto due pianeti giganti grandi come Giove, sopravvissuti all'espolosione di calore della loro stella morente solo grazie alle loro dimensioni.I due pianeti, KOI 55.01 e KOI 55.02, attualmente orbitano attorno a una nana rossa distante circa 4.000 anni luce da noi e sono stati scoperti quasi per caso grazie al telescopio spaziale Kepler.«Quando il Sole si espanderà fino a diventare una gigante rossa ingloberà la Terra, che in un miliardo di anni circa.... evaporerà» spiega in un'intervista a Nature Elizabeth Green, scienziata dell'Arizona University.
«Solo pianeti molto grandi come Giove o Saturno riescono a sopravvivere». Questi pianeti, a causa delle forze gravitazionali, mostrano alla loro stella sempre la stessa faccia così come fa la Luna con la Terra.La parte esposta al Sole di Saturno è abbastanza calda da far sciogliere il piombo: le condizioni di un pianeta vicino a una stella cinque volte più calda sono facili da immaginare.
«Quando la stella morente si espande e ingloba il pianeta, ne strappa letteralmente via l'atmosfera e parte della componente liquida a causa dei grandi attriti che si creano. Ciò che resta è solo la parte solida» prosegue la scienziata.Pochi giorni fa gli scienziati del team Kepler hanno scoperto il primo pianeta extrasolare veramente simile alla Terra anche se è troppo caldo per ospitare acqua allo stato liquido e quindi la vita.
Foto: NASA/Ames/JPL-Caltech
Fonte: Focus.it
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mercoledì 2 novembre 2011
Il grosso asteroide Yu55 sfiora la Terra
Uno nuovo corpo celeste viaggia verso la Terra. Si tratta del grande asteroide «2005 YU55» che il prossimo 8 novembre sfiorerà il nostro pianeta, passando ad appena 324 mila chilometri, vale a dire un po’ più vicino della Luna. L'asteroide ha un diametro di 400 metri come stabilito dalle rilevazioni del grande radar di Arecibo. YU55 ha una forma sferoidale e passerà alla velocità di 18 chilometri al secondo. Un corpo celeste di questa dimensione è passato tanto vicino solo nel 1976 e di nuovo accadrà nel 2028. Da tempo è oggetto di studio e appena si è diffusa la notizia del suo passaggio inevitabilmente si sono diffuse le solite profezie sulla fine del mondo. Gli studiosi ovviamente hanno confermato che il corpo celeste sfiorerà la Terra ma non è previsto che la colpisca.Fonte:Virgilio Notizie
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lunedì 19 settembre 2011
Maya: rivelazioni shock sul 2012 dal governo messicano!
E’ direttamente il governo messicano ad esporsi in prima persona, promettendo rivelazioni shock sulla antica civiltà Maya e sulle teorie, che tutti abbiamo avuto modo di conoscere, che riguardano il 2012. Ciò avverrà a breve in occasione della diffusione di un film-documentario, dal titolo: “Revelations of the Mayans 2012 and Beyond – Rivelazioni dei Maya sul 2012 e oltre”.In esso vengono svelati segreti definiti “scioccanti” dallo stesso produttore del documentario Raul Julia-Levy, figlio dell’attore Raul Julia. «Ci sono voluti anni» afferma il produttore, «per convincere il presidente del Messico, Felipe Calderon, a concederci l’autorizzazione a realizzare questo importante progetto mediatico. Ma ne è valsa la pena. Poiché ciò che mostreremo al pubblico mondiale, sarà qualcosa di inedito e di emozionante. E’ giunto il momento che tutti capiscano cosa sta per accadere, e le conseguenze che potranno esserci sul genere umano in seguito a probabili eventi futuri». Nel film saranno mostrati luoghi mai visti sin d’ora e resi pubblici documenti protetti.
«Nell’opera - in fase di realizzazione - vi saranno contenuti veramente straordinari» ha sottolineato il ministro del Turismo dello stato messicano di Campeche, Luis Augusto Garcia Rosado, intervenendo sul progetto. «Nel sito di Calakmul, i ricercatori dell' INAH (Istituto Nazionale di Antropologia e Storia) hanno scoperto delle camere all'interno di una piramide che non sono mai state viste o esplorate prima».
Il governo messicano ha posto anche delle condizioni. Una su tutte che, naturalmente, il film esca prima della fatidica data 21 dicembre 2012, data in cui, secondo molti studiosi, vi sarebbe contenuta una precisa indicazione da parte dei Maya: la fine di un’epoca, denominata “lungo computo”, e l’inizio di una nuova era per gli esseri umani. Il “Lungo Computo” prevede 5 grandi ere cosmiche di 5125 anni ciascuna: 4 sono già trascorse e ogni era è stata contraddistinta, nel suo inizio, da enormi catastrofi.
Fonte: Affaritaliani.it
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venerdì 17 giugno 2011
........Il Sole andrà in 'ibernazione': stop a tempeste e macchie solari
Il sole va a riposo. Secondo uno studio, la nostra stella va verso un periodo di “ibernazione”: stop alle tempeste solari. Cosa significa per la Terra?I CICLI SOLARI - La nostra stella è normalmente interessata da cicli di attività che si esprimono con le cosiddette "tempeste solari". Dette anche tempeste geomagnetiche, esse fanno parte della vita di una stella. Ma c'è una cosa che è importante sapere: l'attività del sole si misura non in base all'energia da esso irradiata nello spazio, ma dal numero di macchie solari. Quando sul sole si osservano parecchie di queste macchie, vuol dire che la stella attraversa uno dei periodi di maggior attività e quindi è in grado di lanciare nello spazio il maggior livello di energia.
SOLE IN VACANZA - Tre recenti studi scientifici annunciano che il sole sta per andare in vacanza. "Ibernazione solare", la chiamano. Oppure “sonno solare”. E già si accendono gli allarmismi. In realtà il fatto che i cicli solari subiscano dei periodi di inattività è una cosa normale che avviene di tanto in tanto. Questo verso cui ci stiamo avvicinando, però, è considerato uno dei più lunghi di sempre, paragonabile solo a quel minimo che si registrò tra il 1645 e il 1715. Ai tempi, quel periodo che venne poi definito "Piccola era glaciale" causò una forte estensione dei ghiacciai alpini che arrivarono a includere anche villaggi montani e rese di ghiaccio diversi fiumi.
EFFETTI SUL CLIMA - Dunque un rallentamento dei cicli solari dovrebbe già portare a un abbassamento del riscaldamento globale. Ma non tutti sono d’accordo. Andrew Weaver, dell'Università di Victoria, ha infatti dichiarato che la Terra ha avuto il suo anno più caldo in più di un secolo nel 2010, quando l'attività solare fu praticamente assente. Il "global warming", dice, non dipende nel modo più assoluto dal sole.
Fonte: Il Sudssidiario.net
venerdì 10 giugno 2011
Tempesta solare: problemi GPS e telecomunicazioni in tilt
- E’ stata individuata un’eruzione solare dalle caratteristiche insolite che potrebbe provocare problemi ai sistemi di telecomunicazione GPS e alle reti elettriche.La notizia arriva direttamente dall’osservatorio spaziale della Nasa (Solar Dynamics Observatory) dove avrebbero ripreso una anomala e spettacolare eruzione solare. L’eruzione solare dalle caratteristiche insolite ha provocato una tempesta geomagnetica che potrebbe perturbare l’attività dei satelliti di telecomunicazione e le reti elettriche terrestri.
Erano ormai cinque anni, dunque dal 2006, che non si verificava un’evento naturale di simile entità, secondo l’Agenzia meteorologica nazionale americana (NWS). “Il Sole ha avuto un’eruzione di media intensità (M-2) il 7 giugno scorso con un’espulsione di massa coronale (CME) assolutametne spettacolare”, ha precisato l’Osservatorio di dinamica solare della Nasa, citato da Le Matin. “L’enorme nube di particelle che si è innalzata rapidamente e poi è ricaduta sembrerebbe ricoprire un’area che rappresenta circa la metà della superficie solare”, si legge nel comunicato.
Il fenomeno dei disturbi legati a queste tempeste elettromagnetiche, con conseguente pioggia di particelle sul nostro pianeta (che viaggiano a 900 km all’ora), è tra i più potenti tra quelli registrati in questi ultimi anni, e questo ultimo sta già creando dei disturbi alle comunicazioni radio su onde corte in Cina.
Fonte: Bolognanotizie.com
lunedì 21 marzo 2011
Cinque teorie sulla fine del mondo: come sarà l'apocalisse?
Tempeste solari, asteroidi o supervulcano: quale tipo di cataclisma è più probabile che spinga gli esseri umani sull'orlo dell'estinzione? Ecco un excursus con alcune delle più diffuse teorie sulla fine del mondo.METEORITI E ASTEROIDI - L'ultima volta che un meteorite ha colpito la Terra causando danni significativi è stato nel 1908, quando una formazione rocciosa delle dimensioni di un palazzo di dieci piani è esploso sopra la Siberia, abbattendo 80 milioni di alberi. Secondo gli scienziati russi inoltre un asteroide chiamato "Apophis", le cui dimensioni sono pari a due campi da calcio, potrebbe entrare in collisione con la Terra il prossimo 16 aprile 2036. Di fatto però le possibilità sono piuttosto remote, circa una su 233mila.
TEMPESTE SOLARI - Le macchie e le tempeste solari dovrebbero raggiungere il loro massimo nel 2013. La National Academy of Sciences afferma che nell'epoca moderna le fiammate solari potrebbero creare un black out in grado di coinvolgere 130 milioni di persone. Gli scienziati hanno inoltre stimato che durante il primo anno dopo una tempesta solare, i danni potrebbero raggiungere 1,2 trilioni di sterline, e per porvi rimedio potrebbero essere necessari da quattro a dieci anni.
SPOSTAMENTO DEL POLO - Secondo una teoria smentita dagli esperti, una profezia Maya prevedrebbe che nel 2012 lo spostamento dei poli magnetici della Terra creerà devastazioni a non finire. Pur non riferendosi al 2012, sono diversi però gli scienziati che hanno ipotizzato un cambiamento della posizione di Polo Nord e Polo Sud, e quello più famoso è stato senza dubbio Albert Einstein. Uno studio della Princeton University in particolare ha scoperto che il Polo Nord 800 milioni di anni fa potrebbe essersi trovato nel mezzo dell'Oceano Pacifico.
ERUZIONI DEL SUPERVULCANO - Gli scienziati internazionali parlano della possibilità di una futura eruzione del supervulcano dello Yellowstone nello Wyoming. Ma un altro supervulcano si troverebbe in Italia, nei Campi flegrei. E' stato il responsabile dell'Osservatorio nazionale di geofisica e vulcanologia , il professor Giuseppe Di Natale, a individuare il "supervulcano" italiano. Il complesso sarebbe in grado di una distruzione centinaia di volte più devastante di quella che causò il Vesuvio durante l'eruzione che seppellì Pompei.
RISCALDAMENTO GLOBALE - Entro il 2100, se la temperatura si alzasse di 6 gradi, le foreste sarebbero spazzate via, molti terreni fertili sarebbero distrutti e il Mar Glaciale Artico rimarrebbe privo di ghiaccio anche nel pieno dell'inverno. A Londra farebbe caldo come al Cairo, con una qualità dell'aria così scadente che danneggerebbe il sistema respiratorio degli esseri umani.
Fonte: IlSussidiario.net
venerdì 24 settembre 2010
Torna l'allarme della Nasa: 2013, la tempesta solare potrebbe distruggere le nostre reti informatiche

Il picco di attività stellare distruggerà le nostre reti informatiche
Secondo la Nasa, le nostre reti informatiche e quelle elettriche potrebbero essere distrutte dal picco di attività solare previsto per i prossimi anni.
Il primo allarme era già stato lanciato dalla Nasa a giugno: le eruzioni solari potrebbero generare una tempesta magnetica in grado di causare un black-out sulla Terra. Satelliti, linee elettriche, trasporto aereo, sistemi finanziari. Nei mesi scorsi a Washington, non a caso si è aperto il Forum sul Clima Solare promosso dalla Nasa in cui protagonista è proprio il picco di attività stellare. Secondo Richard Fisher, scienziato della Nasa «la nostra società tecnologica ha sviluppato una sensibilità alle tempeste solari senza precedenti». Siamo, infatti, dipendenti dalle apparecchiature elettroniche. L’onda di particelle, tra i suoi effetti, potrebbe sortire anche quello di mandare in tilt i nostri satelliti.
Potremmo, nell’arco di poco tempo restare al buio, senza energia elettrica e comunicazioni. «Il primo segno di pericolo verrebbe quando le radiazioni iniziassero a disturbare segnali radio e dispositivi GPS. Dieci o venti minuti dopo, i satelliti commerciali che trasmettono conversazioni telefoniche, TV ed informazioni di ogni genere sarebbero praticamente spazzati via», ha detto Tom Bogdan, scienziato che ha sviluppato un modello matematico per rappresentare quello che potrebbe accadere.
L'allarme è stato rilanciato anche dal Ministro della Difesa britannico, Liam Fox, che pochi giorni fa ha annunciato uno studio mirato a proteggere le reti internazionali: un simile black-out provocato dal sole potrebbe essere sfruttato da organizzazioni terroristiche per attaccare sistemi locali e internazionali. Questo annuncio sottolinea quanto siano preoccupati i Governi: non si tratterebbe quindi di un'apocalisse alla 2012 ma di un evento le cui possibili conseguenze devono essere prese in considerazione fin da ora.
Secondo la Nasa, le nostre reti informatiche e quelle elettriche potrebbero essere distrutte dal picco di attività solare previsto per i prossimi anni.
Il primo allarme era già stato lanciato dalla Nasa a giugno: le eruzioni solari potrebbero generare una tempesta magnetica in grado di causare un black-out sulla Terra. Satelliti, linee elettriche, trasporto aereo, sistemi finanziari. Nei mesi scorsi a Washington, non a caso si è aperto il Forum sul Clima Solare promosso dalla Nasa in cui protagonista è proprio il picco di attività stellare. Secondo Richard Fisher, scienziato della Nasa «la nostra società tecnologica ha sviluppato una sensibilità alle tempeste solari senza precedenti». Siamo, infatti, dipendenti dalle apparecchiature elettroniche. L’onda di particelle, tra i suoi effetti, potrebbe sortire anche quello di mandare in tilt i nostri satelliti.
Potremmo, nell’arco di poco tempo restare al buio, senza energia elettrica e comunicazioni. «Il primo segno di pericolo verrebbe quando le radiazioni iniziassero a disturbare segnali radio e dispositivi GPS. Dieci o venti minuti dopo, i satelliti commerciali che trasmettono conversazioni telefoniche, TV ed informazioni di ogni genere sarebbero praticamente spazzati via», ha detto Tom Bogdan, scienziato che ha sviluppato un modello matematico per rappresentare quello che potrebbe accadere.
L'allarme è stato rilanciato anche dal Ministro della Difesa britannico, Liam Fox, che pochi giorni fa ha annunciato uno studio mirato a proteggere le reti internazionali: un simile black-out provocato dal sole potrebbe essere sfruttato da organizzazioni terroristiche per attaccare sistemi locali e internazionali. Questo annuncio sottolinea quanto siano preoccupati i Governi: non si tratterebbe quindi di un'apocalisse alla 2012 ma di un evento le cui possibili conseguenze devono essere prese in considerazione fin da ora.
Fonte: Yahoo Notizie
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lunedì 28 giugno 2010
«Esseri umani estinti entro cento anni»

La catastrofica previsione del biologo Frank Fenner.Cause: esplosione demografica e consumi fuori controllo
«È una situazione ormai irreversibile e penso sia tardi per porvi rimedio»
«Esseri umani estinti entro cento anni»
«È una situazione ormai irreversibile e penso sia tardi per porvi rimedio»
«Esseri umani estinti entro cento anni»
MILANO - La razza umana si estinguerà nel giro dei prossimi cento anni e così pure un sacco di specie animali. A dirlo è nientemeno che Frank Fenner, 95enne professore di microbiologia dell'Australian National University, ma soprattutto lo scienziato che ha contribuito a debellare il vaiolo. Stando all’eminente cattedratico, a far precipitare gli eventi saranno l’esplosione demografica e i consumi fuori controllo, due fattori ai quali gli uomini non riusciranno a sopravvivere, mentre a dare inizio alla caduta sarebbero stati i cambiamenti climatici.
IRREVERSIBILE - «L'homo sapiens sarà estinto probabilmente nei prossimi 100 anni - ha detto Fenner al giornale The Australian - e lo stesso accadrà per molti animali. È una situazione ormai irreversibile e penso sia davvero troppo tardi per porvi rimedio. Non lo manifesto perché la gente sta comunque tentando di fare qualcosa, anche se continua a rimandare. Di certo, da quando la razza umana è entrata nell’era nota come Antropocene (termine coniato nel 2000 dallo scienziato Paul Crutzen per definire l’era geologica attuale, in cui le attività dell’uomo sono le principali fautrici delle modifiche climatiche, ndr), l’effetto sul pianeta è stato tale da poter essere paragonato a una delle epoche glaciali o all’impatto di una cometa. Ecco perché sono convinto che faremo la stessa fine degli abitanti dell’isola di Pasqua. Attualmente, i cambiamenti climatici sono ancora in una fase molto iniziale, ma già si vedono dei considerevoli mutamenti nelle condizioni atmosferiche. Gli Aborigeni hanno dimostrato che potrebbero vivere per 40 o 50mila anni senza la scienza, la produzione di diossido di carbonio e il riscaldamento globale, ma il mondo non può e così la razza umana rischia di fare la stessa fine di molte altre specie che si sono estinte nel corso degli anni». La catastrofica e pessimistica visione di Fenner non sembra, però, trovare grande rispondenza fra i suoi stessi colleghi. «Frank può anche avere ragione - ha spiegato il professor Stephen Boyden, oggi in pensione, al Daily Mail - ma alcuni di noi hanno ancora la speranza che si arrivi a prendere consapevolezza della situazione e che, di conseguenza, si mettano in atto i cambiamenti necessari a raggiungere un vero sviluppo ecosostenibile».
CRISI GLOBALE - «La razza umana - gli fa eco Simon Ross, vice presidente dell'Optimum Population Trust - si trova ad affrontare delle autentiche sfide come i cambiamenti climatici, la perdita della biodiversità (ovvero, l’estinzione di alcune specie animali, ndr) e una crescita senza precedenti della popolazione». Ma c’è chi all’agghiacciante previsione di Fenner mostra in qualche modo di crederci e se la scorsa settimana il principe Carlo aveva messo in guardia dai pericoli legati alla crescita così impetuosa della popolazione mondiale, un altro scienziato, il professor Nicholas Boyle dell’università di Cambridge, si è spinto anche oltre, ipotizzando il 2014 come la data del "giudizio universale", spiegando (nel libro "2014: Come sopravvivere alla prossima crisi globale") che il mondo si sta infilando in una crisi globale senza precedenti, che avrà influenze estremamente più vaste dell’attuale crisi economica internazionale. Nel 2006 era, invece, toccato all’esimio professor James Lovelock lanciare l’allarme circa una diminuzione della popolazione mondiale nel prossimo secolo, quantificabile in 500 milioni di unità, a causa degli effetti del riscaldamento globale, sostenendo che nessun tentativo di cambiare il clima avrebbe davvero risolto il problema, ma avrebbe semplicemente permesso di guadagnare del tempo.
Simona Marchetti
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giovedì 3 giugno 2010
ARCHEOLOGIA / Scienzati Usa studiano i Maya con la tecnologia Nasa e scoprono che la vera data della profezia non è il 2012


La fine del mondo calcolata dai Maya per il 2012? Due archeologi americani, tra i massimi conoscitori della popolazione precolombiana, rivelano che in realtà la vera data dell’antica profezia è un’altra. Arlen e Diane Chase illustrano per il Sussidiario come, grazie alla tecnologia spaziale fornita dalla Nasa, sono riusciti ad addentrarsi nei segreti e nei misteri dei Maya come nessuno era mai riuscito a fare prima. Il loro obiettivo era infatti realizzare la mappa dell’antica città di Caracol, in Belize, che è però coperta dalla giungla.
E in 25 anni, armati di machete, Arlen e Diane Chase erano riusciti a realizzare la mappa soltanto di 23 chilometri quadrati. Mentre con una tecnologia basata sull’uso del laser, detta LIDAR, montata su un aereo bimotore, sono riusciti in 24 ore a ricostruire tridimensionalmente a computer l’intera città di Caracol, per un’area totale di 177 chilometri quadrati. Il commento a caldo di Diana Chase è stato: «Siamo stupefatti. L’uso del Lidar rivoluzionerà l’archeologia Maya allo stesso modo in cui lo hanno fatto la datazione al carbonio negli anni ’50 e l’interpretazione dei geroglifici Maya negli anni ’80 e ’90».
Professori Arlen e Diane Chase, perché secondo voi il LIDAR rivoluzionerà le nostre conoscenze sui Maya?
Il LIDAR rivoluzionerà le nostre idee sui Maya per la sua capacità di rappresentare globalmente un territorio antico. Finora, i ricercatori dovevano limitarsi a campioni parziali senza poter contestualizzare pienamente i dati archeologici. Il LIDAR ci permette ora di vedere l’intero insediamento e il territorio circostante e ci consentirà di individuare le differenze territoriali tra i Maya e i confini tra le antiche entità politiche.
E in 25 anni, armati di machete, Arlen e Diane Chase erano riusciti a realizzare la mappa soltanto di 23 chilometri quadrati. Mentre con una tecnologia basata sull’uso del laser, detta LIDAR, montata su un aereo bimotore, sono riusciti in 24 ore a ricostruire tridimensionalmente a computer l’intera città di Caracol, per un’area totale di 177 chilometri quadrati. Il commento a caldo di Diana Chase è stato: «Siamo stupefatti. L’uso del Lidar rivoluzionerà l’archeologia Maya allo stesso modo in cui lo hanno fatto la datazione al carbonio negli anni ’50 e l’interpretazione dei geroglifici Maya negli anni ’80 e ’90».
Professori Arlen e Diane Chase, perché secondo voi il LIDAR rivoluzionerà le nostre conoscenze sui Maya?
Il LIDAR rivoluzionerà le nostre idee sui Maya per la sua capacità di rappresentare globalmente un territorio antico. Finora, i ricercatori dovevano limitarsi a campioni parziali senza poter contestualizzare pienamente i dati archeologici. Il LIDAR ci permette ora di vedere l’intero insediamento e il territorio circostante e ci consentirà di individuare le differenze territoriali tra i Maya e i confini tra le antiche entità politiche.
E’ vero che gli astronomi dei Maya hanno predetto che il mondo finirà il 22 dicembre 2012?
La profezia sul 2012 è una costruzione della moderna «new age». L’attuale ciclo temporale maya finirà attorno all’anno 4.946 del nostro calendario. Il 22 dicembre del 2012 per il calendario maya sarà il 13.0.0.0.1 (cioè una data qualsiasi senza nessun valore simbolico, Ndr) e quel giorno quindi nel mondo tutto sarà tranquillo.
L’astronomia maya, cui di recente sono stati dedicati diversi libri e film, era davvero così avanzata come si pensa?
L’astronomia maya era molto avanzata. I loro scienziati praticavano osservazioni dirette e dettagliate del cielo e le loro rilevazioni dei cicli dei vari pianeti erano registrate nei loro codici cartacei e nei geroglifici sulla pietra.
Per la comunità scientifica, qual è la cosa più difficile da spiegare sulla civiltà maya?
La cosa più difficile da spiegare è quanto questa civiltà fosse grande e complessa. Dato che finora avevamo avuto a che fare solo con campioni del loro passato, ma mai con una visione globale, gli scienziati hanno creato diversi modelli per spiegare come la loro società sia scomparsa. Le informazioni del LIDAR ci aiuteranno a perfezionare la nostra conoscenza di questo antico popolo, proprio perché fornisce un contesto completo.
Avete scoperto qualcosa di nuovo sullo sviluppo tecnologico dei Maya?
Tutto il paesaggio attorno a Caracol è stato completamente modificato dall’azione dell’uomo, detta anche antropogenica. Gli antichi abitanti dovevano avere una relazione intima con l’ambiente circostante e gestivano molto attentamente i terreni e i flussi di acqua nel territorio.
La profezia sul 2012 è una costruzione della moderna «new age». L’attuale ciclo temporale maya finirà attorno all’anno 4.946 del nostro calendario. Il 22 dicembre del 2012 per il calendario maya sarà il 13.0.0.0.1 (cioè una data qualsiasi senza nessun valore simbolico, Ndr) e quel giorno quindi nel mondo tutto sarà tranquillo.
L’astronomia maya, cui di recente sono stati dedicati diversi libri e film, era davvero così avanzata come si pensa?
L’astronomia maya era molto avanzata. I loro scienziati praticavano osservazioni dirette e dettagliate del cielo e le loro rilevazioni dei cicli dei vari pianeti erano registrate nei loro codici cartacei e nei geroglifici sulla pietra.
Per la comunità scientifica, qual è la cosa più difficile da spiegare sulla civiltà maya?
La cosa più difficile da spiegare è quanto questa civiltà fosse grande e complessa. Dato che finora avevamo avuto a che fare solo con campioni del loro passato, ma mai con una visione globale, gli scienziati hanno creato diversi modelli per spiegare come la loro società sia scomparsa. Le informazioni del LIDAR ci aiuteranno a perfezionare la nostra conoscenza di questo antico popolo, proprio perché fornisce un contesto completo.
Avete scoperto qualcosa di nuovo sullo sviluppo tecnologico dei Maya?
Tutto il paesaggio attorno a Caracol è stato completamente modificato dall’azione dell’uomo, detta anche antropogenica. Gli antichi abitanti dovevano avere una relazione intima con l’ambiente circostante e gestivano molto attentamente i terreni e i flussi di acqua nel territorio.
In queste rilevazioni o in precedenti studi, avete scoperto qualche prova di sacrifici umani presso i Maya?
Sì, a Caracol abbiamo rinvenuto delle prove archeologiche dei sacrifici umani realizzati dai Maya. I sacrifici umani facevano parte della loro antica religione, come è stato confermato da un punto di vista archeologico.
IL LIDAR può aiutarci a capire le ragioni della scomparsa della civiltà Maya?
I dati ricavati con il LIDAR ci aiuteranno a comprendere quanto intensamente i Maya abbiano utilizzato e modificato il loro territorio. Questo, a sua volta, potrà aiutarci a capire perché abbiano abbandonato certe aree. E’ importante specificare, tuttavia, che la loro decadenza non fu un processo uniforme e si sviluppò su più di 150 anni. I dati del LIDAR ci consentiranno di individuare come hanno influito su questo processo le differenze territoriali. Inoltre, in alcune zone non vi fu alcuna scomparsa dei Maya.
Caracol si estendeva per 177 Km quadrati, quasi come Boston (232,2 Km quadrati). Perché era così grande?
Caracol era così grande perché questa era la caratteristica dell’urbanistica Maya. A differenza delle moderne città occidentali, i Maya incorporavano la loro agricoltura nelle città, e Caracol può essere definita una forma di urbanismo «a bassa densità». Questa definizione di urbanismo è stata usata da Roland Fletcher per la città di Angkor Wat, in Cambogia, che si estende per oltre 1000 Km quadrati. Le dimensioni di Caracol non sono anomale per le città Maya: Tikal, Calakmul e Coba erano all’incirca della stessa grandezza. Tuttavia, nessuna aveva la popolazione delle città moderne e Caracol, probabilmente la più grande città Maya, aveva circa 115.000 abitanti.
Sì, a Caracol abbiamo rinvenuto delle prove archeologiche dei sacrifici umani realizzati dai Maya. I sacrifici umani facevano parte della loro antica religione, come è stato confermato da un punto di vista archeologico.
IL LIDAR può aiutarci a capire le ragioni della scomparsa della civiltà Maya?
I dati ricavati con il LIDAR ci aiuteranno a comprendere quanto intensamente i Maya abbiano utilizzato e modificato il loro territorio. Questo, a sua volta, potrà aiutarci a capire perché abbiano abbandonato certe aree. E’ importante specificare, tuttavia, che la loro decadenza non fu un processo uniforme e si sviluppò su più di 150 anni. I dati del LIDAR ci consentiranno di individuare come hanno influito su questo processo le differenze territoriali. Inoltre, in alcune zone non vi fu alcuna scomparsa dei Maya.
Caracol si estendeva per 177 Km quadrati, quasi come Boston (232,2 Km quadrati). Perché era così grande?
Caracol era così grande perché questa era la caratteristica dell’urbanistica Maya. A differenza delle moderne città occidentali, i Maya incorporavano la loro agricoltura nelle città, e Caracol può essere definita una forma di urbanismo «a bassa densità». Questa definizione di urbanismo è stata usata da Roland Fletcher per la città di Angkor Wat, in Cambogia, che si estende per oltre 1000 Km quadrati. Le dimensioni di Caracol non sono anomale per le città Maya: Tikal, Calakmul e Coba erano all’incirca della stessa grandezza. Tuttavia, nessuna aveva la popolazione delle città moderne e Caracol, probabilmente la più grande città Maya, aveva circa 115.000 abitanti.
Perché Caracol è stata definita una «città sostenibile»?
La definizione di Caracol come città sostenibile deriva dalla presenza di terrazzamenti e serbatoi all’interno della città. I primi permettevano agli abitanti di far crescere il cibo di cui avevano bisogno e i numerosi serbatoi consentivano di immagazzinare l’acqua necessaria. Così l’intera città era «sostenibile».
Perché il comunicato stampa definisce il LIDAR una «tecnologia spaziale»?
Il LIDAR è definito «tecnologia spaziale» perché la ricerca è stata finanziata dal Programma di Archeologia Spaziale della NASA. La ricerca comprendeva sia la rappresentazione IKONOS dai satelliti, sia quella LIDAR dai sorvoli; i risultati di quest’ultima si sono dimostrati molto superiori a quelli ottenuti da IKONOS.
Chi ha permesso la realizzazione della vostra ricerca sulla città di Caracol?
Il progetto archeologico su Caracol della University of Central Florida, che abbiamo diretto personalmente, rappresenta una collaborazione di lungo termine con l’Istituto di Archeologia del Belize. I fondi per la ricerca LIDAR a Caracol nel Belize, nel 2009 sono stati stanziati dalla Nasa a favore di John F. Weishampel, Arlen F. Chase e Diane Z. Chase. Il lavoro è stato facilitato dalla collaborazione dell’Istituto di Archeologia del Belize, e specialmente di Jaime Awe e Brian Woodye. Ramesh Shrestha, K. Clint Slatton, Michael Sartori e William E. Carter del National Center for Airborne Laser Mapping, che hanno effettuato le rilevazioni aeree dell’area di Caracol e hanno elaborato i dati raccolti con Lidar.
La definizione di Caracol come città sostenibile deriva dalla presenza di terrazzamenti e serbatoi all’interno della città. I primi permettevano agli abitanti di far crescere il cibo di cui avevano bisogno e i numerosi serbatoi consentivano di immagazzinare l’acqua necessaria. Così l’intera città era «sostenibile».
Perché il comunicato stampa definisce il LIDAR una «tecnologia spaziale»?
Il LIDAR è definito «tecnologia spaziale» perché la ricerca è stata finanziata dal Programma di Archeologia Spaziale della NASA. La ricerca comprendeva sia la rappresentazione IKONOS dai satelliti, sia quella LIDAR dai sorvoli; i risultati di quest’ultima si sono dimostrati molto superiori a quelli ottenuti da IKONOS.
Chi ha permesso la realizzazione della vostra ricerca sulla città di Caracol?
Il progetto archeologico su Caracol della University of Central Florida, che abbiamo diretto personalmente, rappresenta una collaborazione di lungo termine con l’Istituto di Archeologia del Belize. I fondi per la ricerca LIDAR a Caracol nel Belize, nel 2009 sono stati stanziati dalla Nasa a favore di John F. Weishampel, Arlen F. Chase e Diane Z. Chase. Il lavoro è stato facilitato dalla collaborazione dell’Istituto di Archeologia del Belize, e specialmente di Jaime Awe e Brian Woodye. Ramesh Shrestha, K. Clint Slatton, Michael Sartori e William E. Carter del National Center for Airborne Laser Mapping, che hanno effettuato le rilevazioni aeree dell’area di Caracol e hanno elaborato i dati raccolti con Lidar.
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giovedì 12 novembre 2009
Scoperte ventidue galassie "invisibili"


Sono le più antiche: nate 780 milioni di anni dopo il Big Bang, hanno 13 mld di anni
ROMA - Sono invisibili e sono le più antiche finora scoperte, le 22 galassie individuate da un gruppo di astronomi statunitense e giapponese grazie al telescopio spaziale Hubble. Questi oggetti misteriosi, descritti nel numero di dicembre dell'Astrophysical Journal, sono nati 787 milioni di anni dopo il Big Bang, quando l'universo era molto giovane, ed hanno quindi poco meno di 13 miliardi di anni. A rendere invisibili le galassie è il fatto che la radiazione luminosa che emettono non riesce ad essere filtrata a nessuna lunghezza d'onda ed è quindi impossibile da percepire.
E' la prima volta che viene calcolata l'età di galassie così antiche e i ricercatori, coordinati da Masami Ouchi dell' osservatorio Carnegie, sono riusciti a farlo seguendo le tracce dell'idrogeno prodotto al momento del Big Bang. L'idrogeno è infatti il testimone più diretto dell'origine dell'universo. Si è formato infatti circa 400.000 anni dopo il Big Bang, quando la temperatura ha cominciato a raffreddarsi ed elettroni e protoni si sono combinati dando origine a questo elemento. Circa un miliardo di anni dopo il Big Bang l'idrogeno ha cominciato a formare le stelle nelle prime galassie. La Wide-Field Camera 3 del telescopio Hubble e il telescopio giapponese Subaru hanno permesso ai ricercatori di esplorare una vastissima area dell'universo giovane (100 volte più vasta di quelle osservate finora) utilizzando filtri di tipo diverso, fino a trovare la lunghezza d'onda esatta per riuscire a vedere la radiazione debolissima, tanto da essere invisibile con altri strumenti, emessa dalle stelle più antiche.
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giovedì 18 giugno 2009
Attenzione a Mercuriola Terra a rischio crash

Il nostro pianeta potrebbe avere una fine violenta in seguito allo scontro con Venere, Marte e Mercurio. E proprio quest'ultimo potrebbe innescare un'alterazione delle orbite degli altri. Risultato: una catastrofe planetaria di LUIGI BIGNAMI
PRIMA che il nostro Sole giunga alla sua fine facendo evaporare il nostro pianeta, oppure prima che un gigantesco asteroide si scontri con la Terra e ancor prima che una stella, passandoci vicino, ci strappi dalla nostra orbita, il nostro Pianeta potrebbe avere una fine violenta in seguito allo scontro con i pianeti a noi più vicini: Mercurio, Venere e Marte. L'evento scatenante sarebbe da ricercare nel pianeta Mercurio, il quale pur avendo dimensioni molto piccole rispetto agli altri pianeti (4.878 km contro i 12.736 della Terra) potrebbe innescare un'alterazione delle loro orbite, il cui risultato sarebbe una catastrofe planetaria. E' questa la conclusione di una nuova simulazione al computer che tiene conto delle più piccole variazioni di orbita che possono subire i pianeti nei prossimi milioni o prossimi miliardi di anni. Va detto infatti, che anche se a noi sembra che le orbite dei pianeti siano stabili nel tempo, così non è, in quanto l'attrazione reciproca tra i corpi del sistema solare le fanno variare anche di pochi metri al secolo e questo sull'arco di centinaia di milioni di anni può avere conseguenze importanti. Lo studio è stato realizzato da ricercatori dell'Osservatorio di Parigi e pubblicato su Nature. E dimostrerebbe che una serie di fenomeni astrali potrebbero far sì che l'orbita di Mercurio arrivi ad allungare il suo asse maggiore fino al punto da intersecare l'orbita di Venere. A quel punto si verrebbe ad avere una tale alterazione dell'orbita di Mercurio stesso che potrebbe essere eiettato al di fuori del sistema solare, oppure finire inghiottito dal Sole o essere proiettato verso la Terra con la quale verrebbe a scontrarsi.
A questa conclusione gli autori della ricerca, Jacques Laskar e Mickael Gastineau, sono giunti dopo aver simulato 2.501 scenari del nostro sistema solare in ciascuno dei quali si è ipotizzata una piccola variazione di orbita (dell'ordine di pochi metri) dei pianeti più vicini a noi. Nel 25% dei casi sarebbe Mercurio il pianeta più esposto ad una profonda modifica della sua orbita che lo porterebbe ad incrociare quella di Venere. A quel punto anche gli altri pianeti più vicini al Sole subirebbero delle forti alterazioni orbitali. In una percentuale molto bassa l'alterazione sarebbe così consistente che tra 3,3 miliardi di anni Marte, Venere, Mercurio potrebbero scontrarsi con la Terra. In ben 200 casi, dei 2501 scenari previsti dai ricercatori, due pianeti interni verrebbero a scontrarsi tra loro e la Terra sarebbe coinvolta in 48 casi. "Da questa simulazione, ciò che risulta più sorprendete è il fatto che l'alterazione dell'orbita di Mercurio può influenzare anche quelle di Venere e della Terra", ha detto Laskar. Ma cosa farebbe di Mercurio la boccia planetaria che altererebbe una situazione che sembra essere assai stabile? "La causa di tutto ciò è da ricercare nel pianeta Giove, il quale con la sua enorme massa ha un'influenza gravitazionale notevole sull'orbita del piccolo pianeta vicino al Sole", ha spiegato l'astronomo. Tale influenza, nell'arco di centinaia di milioni di anni, sarebbe sufficiente dapprima ad allungare la sua orbita e poi a spingerlo al di fuori della stessa. Che lo scontro tra pianeti sia una realtà è già stato dimostrato da quanto osservato attorno alla stella SM1207B, dove sono state trovate le evidenze dello scontro tra almeno due pianeti e, d'altra parte, sembrerebbe ormai certo che circa 4 miliardi di anni fa un oggetto grande come Marte si scontrò con il nostro pianeta e dal fenomeno nacque la Luna.
PRIMA che il nostro Sole giunga alla sua fine facendo evaporare il nostro pianeta, oppure prima che un gigantesco asteroide si scontri con la Terra e ancor prima che una stella, passandoci vicino, ci strappi dalla nostra orbita, il nostro Pianeta potrebbe avere una fine violenta in seguito allo scontro con i pianeti a noi più vicini: Mercurio, Venere e Marte. L'evento scatenante sarebbe da ricercare nel pianeta Mercurio, il quale pur avendo dimensioni molto piccole rispetto agli altri pianeti (4.878 km contro i 12.736 della Terra) potrebbe innescare un'alterazione delle loro orbite, il cui risultato sarebbe una catastrofe planetaria. E' questa la conclusione di una nuova simulazione al computer che tiene conto delle più piccole variazioni di orbita che possono subire i pianeti nei prossimi milioni o prossimi miliardi di anni. Va detto infatti, che anche se a noi sembra che le orbite dei pianeti siano stabili nel tempo, così non è, in quanto l'attrazione reciproca tra i corpi del sistema solare le fanno variare anche di pochi metri al secolo e questo sull'arco di centinaia di milioni di anni può avere conseguenze importanti. Lo studio è stato realizzato da ricercatori dell'Osservatorio di Parigi e pubblicato su Nature. E dimostrerebbe che una serie di fenomeni astrali potrebbero far sì che l'orbita di Mercurio arrivi ad allungare il suo asse maggiore fino al punto da intersecare l'orbita di Venere. A quel punto si verrebbe ad avere una tale alterazione dell'orbita di Mercurio stesso che potrebbe essere eiettato al di fuori del sistema solare, oppure finire inghiottito dal Sole o essere proiettato verso la Terra con la quale verrebbe a scontrarsi.
A questa conclusione gli autori della ricerca, Jacques Laskar e Mickael Gastineau, sono giunti dopo aver simulato 2.501 scenari del nostro sistema solare in ciascuno dei quali si è ipotizzata una piccola variazione di orbita (dell'ordine di pochi metri) dei pianeti più vicini a noi. Nel 25% dei casi sarebbe Mercurio il pianeta più esposto ad una profonda modifica della sua orbita che lo porterebbe ad incrociare quella di Venere. A quel punto anche gli altri pianeti più vicini al Sole subirebbero delle forti alterazioni orbitali. In una percentuale molto bassa l'alterazione sarebbe così consistente che tra 3,3 miliardi di anni Marte, Venere, Mercurio potrebbero scontrarsi con la Terra. In ben 200 casi, dei 2501 scenari previsti dai ricercatori, due pianeti interni verrebbero a scontrarsi tra loro e la Terra sarebbe coinvolta in 48 casi. "Da questa simulazione, ciò che risulta più sorprendete è il fatto che l'alterazione dell'orbita di Mercurio può influenzare anche quelle di Venere e della Terra", ha detto Laskar. Ma cosa farebbe di Mercurio la boccia planetaria che altererebbe una situazione che sembra essere assai stabile? "La causa di tutto ciò è da ricercare nel pianeta Giove, il quale con la sua enorme massa ha un'influenza gravitazionale notevole sull'orbita del piccolo pianeta vicino al Sole", ha spiegato l'astronomo. Tale influenza, nell'arco di centinaia di milioni di anni, sarebbe sufficiente dapprima ad allungare la sua orbita e poi a spingerlo al di fuori della stessa. Che lo scontro tra pianeti sia una realtà è già stato dimostrato da quanto osservato attorno alla stella SM1207B, dove sono state trovate le evidenze dello scontro tra almeno due pianeti e, d'altra parte, sembrerebbe ormai certo che circa 4 miliardi di anni fa un oggetto grande come Marte si scontrò con il nostro pianeta e dal fenomeno nacque la Luna.
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martedì 12 maggio 2009
Arriva la super tempesta solare - 2012

Tra circa tre anni la Terra potrebbe essere investita da una tempesta solare potentissima, in grado di distruggere le reti elettriche e di riportare il mondo, almeno per una ventina d'anni, all'età del Medio Evo.
Secondo quanto riporta il settimanale britannico New Scientist, un rapporto finanziato dalla Nasa e pubblicato dalla National Academy of Sciences (Nas) americana a gennaio conclude che una tempesta solare potrebbe verificarsi a breve e avere gravi conseguenze per la società umana, totalmente dipendente dall'elettricità e dalla tecnologia. «Ci stiamo avvicinando sempre più ad un possibile disastro», ha dichiarato Daniel Baker, esperto di meteorologia spaziale dell'università del Colorado e presidente della commissione della Nas che ha redatto il rapporto.
Secondo gli scienziati, in un anno di intensa attività del Sole, come si prevede potrà essere il 2012, potrebbero avvenire violente esplosioni della corona solare e la Terra potrebbe essere investita da un'ondata particolarmente violenta di vento solare. A contatto con la magnetosfera terrestre, il vento solare potrebbe causare una perturbazione geomagnetica tale, secondo l'esperto, da far saltare le linee elettriche. L'ultima volta che si era verificata una tempesta solare particolarmente violenta, nel 1859, una gigante aurora boreale aveva investito la Terra fino ai Tropici. In California, un gruppo di minatori si era svegliato pensando fosse giorno ed invece erano le due del mattino. Ma il mondo non era ancora così industrializzato e dipendente dalla tecnologia e, a parte alcuni danni alle linee del telegrafo, le conseguenze di quella tempesta, chiamata perturbazione di Carrington, non erano state particolarmente gravi.
Oggi invece le cose andrebbero in maniera molto diversa. Telefoni cellulari e internet potrebbero avere problemi di collegamento, così come la radio e potrebbero esserci problemi di approvvigionamento elettrico e di acqua. Senza elettricità le pompe di benzina non funzionerebbero così come le centrali nucleari e a carbone, e l'intero pianeta potrebbe trovarsi senza energia. Gli esperti hanno calcolato che per far ripartire il sistema sarebbero necessari almeno una ventina d'anni. Una tempesta solare, afferma Paul Kintner, fisico della Cornell University di Ithaca, New York, farebbe danni almeno dieci volte superiori ad una tragedia meteorologica come quella dell'uragano Katrina.
Oggi invece le cose andrebbero in maniera molto diversa. Telefoni cellulari e internet potrebbero avere problemi di collegamento, così come la radio e potrebbero esserci problemi di approvvigionamento elettrico e di acqua. Senza elettricità le pompe di benzina non funzionerebbero così come le centrali nucleari e a carbone, e l'intero pianeta potrebbe trovarsi senza energia. Gli esperti hanno calcolato che per far ripartire il sistema sarebbero necessari almeno una ventina d'anni. Una tempesta solare, afferma Paul Kintner, fisico della Cornell University di Ithaca, New York, farebbe danni almeno dieci volte superiori ad una tragedia meteorologica come quella dell'uragano Katrina.
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venerdì 6 marzo 2009
Passaggio ravvicinato alla Terra di un corpo celeste di 40 metri di diametro
ROMA - E’ solo un macigno cosmico di una quarantina di metri di diametro, un mini-asteroide, ma nei giorni scorsi ha tenuto col fiato sospeso gli addetti alle varie reti di monitoraggio dei corpi minori del sistema solare, impegnati a calcolare orbite e a valutare i potenziali pericoli di questi oggetti. Alla fine si è raggiunta la certezza che 2009 DD45 -questa la sua sigla- avrebbe sfiorato la Terra lunedì 2 marzo 2009 alle ore 13,44 di tempo universale (14,44 ora europea), passandoci ad appena 72 mila chilometri, circa il doppio della distanza in cui vengono posti i satelliti geostazionari, per fortuna senza alcun rischio di caderci addosso.
MILLE ATOMICHE - Solo un brivido, al pensiero di essere sfiorati da un corpo celeste che, per dimensioni, è paragonabile a quello che si è abbatté il 30 giugno 1908 nella regione di Tunguska, in Siberia, scatenando un’esplosione equivalente a mille bombe atomiche come quella di Hiroshima e distruggendo oltre duemila chilometri quadrati di foresta. Insomma, piccolo sì, ma potenzialmente distruttivo.
TRAIETTORIA - Più i telescopi e gli strumenti di monitoraggio dei fenomeni celesti diventano sensibili e perfezionati, più cresce la consapevolezza che la Terra è un facile bersaglio per questo tipo di corpi, molti dei quali, in passato, devono essere caduti in mare o in zone disabitate, senza che fosse lanciato alcun tipo di allarme. Ora, grazie anche ai nuovi sensori automatici digitali, molti piccolissimi asteroidi che transitano sullo sfondo del cielo stellato, vengono immediatamente segnalati e, dopo una serie di osservazioni, è possibile calcolarne le traiettorie, con una precisione tale da stabilire la loro innocuità ovvero le probabilità di impatto con la Terra. Secondo le ultime valutazioni, il punto di maggiore avvicinamento dell’asteroide al nostro pianeta si trova sul Pacifico, poco a Ovest rispetto all’isola di Tahiti. L’asteroide 2009 DD45 è stato fotografato il 27 febbraio scorso come una debolissima stellina di 19 grandezza, mentre transitava fra le stelle. Ora, in coincidenza col suo massimo avvicinamento, la sua grandezza stellare è salita fino a 13, diventando accessibile anche ai piccoli telescopi. Così, dall’Australia fino alla Polinesia, cioè nei luoghi più favorevoli all’avvistamento del passaggio radente, è tutto un rimbalzare di messaggi via Internet fra gli appassionati di astronomia per osservare l’evento.
Quanto agli altri recenti passaggi ravvicinati di asteroidi, per quanto se ne sappia, il record è detenuto da un altro frammento, chiamato 2004 FU162, che il 31 marzo del 2004 è passato ad appena 6.500 km dalla Terra: un vero miracolo che non ci sia finito addosso.
Fonte: www.ilportaledelmistero.net
MILLE ATOMICHE - Solo un brivido, al pensiero di essere sfiorati da un corpo celeste che, per dimensioni, è paragonabile a quello che si è abbatté il 30 giugno 1908 nella regione di Tunguska, in Siberia, scatenando un’esplosione equivalente a mille bombe atomiche come quella di Hiroshima e distruggendo oltre duemila chilometri quadrati di foresta. Insomma, piccolo sì, ma potenzialmente distruttivo.
TRAIETTORIA - Più i telescopi e gli strumenti di monitoraggio dei fenomeni celesti diventano sensibili e perfezionati, più cresce la consapevolezza che la Terra è un facile bersaglio per questo tipo di corpi, molti dei quali, in passato, devono essere caduti in mare o in zone disabitate, senza che fosse lanciato alcun tipo di allarme. Ora, grazie anche ai nuovi sensori automatici digitali, molti piccolissimi asteroidi che transitano sullo sfondo del cielo stellato, vengono immediatamente segnalati e, dopo una serie di osservazioni, è possibile calcolarne le traiettorie, con una precisione tale da stabilire la loro innocuità ovvero le probabilità di impatto con la Terra. Secondo le ultime valutazioni, il punto di maggiore avvicinamento dell’asteroide al nostro pianeta si trova sul Pacifico, poco a Ovest rispetto all’isola di Tahiti. L’asteroide 2009 DD45 è stato fotografato il 27 febbraio scorso come una debolissima stellina di 19 grandezza, mentre transitava fra le stelle. Ora, in coincidenza col suo massimo avvicinamento, la sua grandezza stellare è salita fino a 13, diventando accessibile anche ai piccoli telescopi. Così, dall’Australia fino alla Polinesia, cioè nei luoghi più favorevoli all’avvistamento del passaggio radente, è tutto un rimbalzare di messaggi via Internet fra gli appassionati di astronomia per osservare l’evento.
Quanto agli altri recenti passaggi ravvicinati di asteroidi, per quanto se ne sappia, il record è detenuto da un altro frammento, chiamato 2004 FU162, che il 31 marzo del 2004 è passato ad appena 6.500 km dalla Terra: un vero miracolo che non ci sia finito addosso.
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venerdì 4 aprile 2008
Russia: in 35 aspettano in una grotta la fine del mondo

- MOSCA, - 35 membri di una setta russa (la setta dell'Apocalisse - nda) attendono per il 28 maggio la fine del mondo chiusi in una grotta nella regione di Penza (Russia centrale). Sette di loro, tutte donne, hanno pero' deciso di uscire dopo quattro mesi e mezzo di isolamento. Motivo della decisione, il parziale crollo della volta della grotta a causa del disgelo, che evidentemente non e' stato interpretato come un segno premonitore dell'imminente apocalisse. Le 7 donne hanno chiesto che i media venissero tenuti a distanza.
giovedì 4 ottobre 2007
VERSO SVOLTA IN CACCIA BIG BANG


Scienziato, in 5- 7 anni scoperte che sorprenderanno il mondo
(ANSA) - WASHINGTON, 2 OTT - I prossimi 5-7 anni porteranno 'scoperte che sorprenderanno il mondo' nello studio sulla nascita dell'universo, per il cosmologo Lange. Il fisico del California Institute of Technology, a Washington ha tracciato una panoramica dei progetti scientifici in corso per ricostruire le fasi immediatamente successive al Big Bang. Lange e de Bernardis, de La Sapienza di Roma, hanno raccontato gli studi portati avanti insieme nel campo dell'astronomia che sono valsi loro nel 2006 il Premio Balzan.
(ANSA) - WASHINGTON, 2 OTT - I prossimi 5-7 anni porteranno 'scoperte che sorprenderanno il mondo' nello studio sulla nascita dell'universo, per il cosmologo Lange. Il fisico del California Institute of Technology, a Washington ha tracciato una panoramica dei progetti scientifici in corso per ricostruire le fasi immediatamente successive al Big Bang. Lange e de Bernardis, de La Sapienza di Roma, hanno raccontato gli studi portati avanti insieme nel campo dell'astronomia che sono valsi loro nel 2006 il Premio Balzan.
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lunedì 25 giugno 2007
LA FINE DEL MONDO SECONDO NEWTON


La data fatidica, indicata in una lettera del 1704 scoperta domenica a Gerusalemme, sarebbe il 2060
La lettera di Newton (da Huji.ac.il)GERUSALEMME - Secondo sir Isaac Newton è iniziato il conto alla rovescia: meno di 53 anni alla fine definitiva del mondo, prevista secondo Newton per il 2060. Lo scienziato infatti, nonostante il suo pensiero positivista, non fu impermeabile al senso del mistero e della superstizione e non si dilettò solo nello studio della fisica e dell'astronomia, ma anche nell'interpretazione dell'Apocalisse, alla ricerca di un mondo simbolico, misterioso e colmo di profezie nascoste. Non fu dunque così razionale come si potrebbe essere portati a credere e non fu esente dal leggere la Bibbia come una sorta di piano cifrato per la storia mondiale (fenomeno chiamato appunto biblicismo).
LA LETTERA - Il padre della fisica moderna formula questa funesta profezia in una lettera risalente al 1704 e pubblicata solo ora in occasione di una mostra dal 18 giugno al 17 luglio all'Università ebraica di Gerusalemme e intitolata «I segreti di Newton». Perché proprio il 2060? Esattamente Newton parlò di 1.200 anni dopo l'800 d. C., data in cui venne restaurato il Sacro Romano Impero. Pare che lo scienziato sia arrivato a indicare questa data in seguito alla rilettura del libro del profeta Daniele, uno dei libri più difficili in cui sono contenuti numerosi simbolismi e visioni fantastiche. E proprio dal linguaggio oscuro e sibillino del testo, Newton fu incoraggiato ad abbandonarsi all'auspicio.
SCIENZA E FEDE - Uno degli aspetti interessanti della rivelazione, oltre alla data in sé (per altro abbastanza vicina), è costituito dal rapporto difficile, eppure possibile, tra scienza e fede religiosa. Newton, nonostante le celebri scoperte scientifiche (tra cui il calcolo infinitesimale), rimase sempre uomo di fede e cercò per tutta la vita di coniugare le due passioni, in evidente dialettica tra loro, arrivando alla rilettura scientifica dei testi sacri. In qualche modo egli fu religiosamente scienziato o scientificamente religioso. O semplicemente decise di vivere il mistero e la ragione, entrambi a modo suo.
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