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giovedì 7 novembre 2013

La cometa Ison - i detriti colpiranno la Terra il 28 novembre

 
Allarme NASA: spargerà detriti sul nostro pianeta. Nazioni Unite pronte a varare un piano per difenderci dagli asteroidi.

Il 28 novembre saremo colpiti dalla cometa Ison, ma non dovrebbe causare problemi
NEW YORK (WSI) - Sarà possibile osservarla il 28 novembre prossimo ed è già stata ribattezzata come la "Cometa del Secolo".

Ison, questo il suo vero nome, è grandissima e il suo bagliore nei nostri cieli sarà pari a quello della luna piena. Ma non c'è da preoccuparsi, secondo alcuni esperti infatti la cometa si disintegrerà con una percentuale che sfiora il 100%.

Karl Battams del Sungrazer Comet Project, un progetto di studio delle comete sostenuto dalla NASA, ha infatti assicurato l'anno scorso che "nel migliore dei casi, la cometa è grossa, luminosa e sfiorerà il Sole" a novembre. "Dovrebbe essere estremamente brillante, forse addirittura con magnitudine negativa e visibile a occhio nudo dall’emisfero boreale per almeno un paio di mesi".

Quello che lascerà invece sono diversi detriti spaziali, cosa che preoccupa, e non poco, i vari esperti.

La cometa è stata scoperta nel settembre 2012 dagli astronomi Vitali Nevski e Artyom Novichonok, nell’ambito del programma International Scientific Optical Network.

Nel frattempo le Nazioni Unite hanno dichiarato che a breve potrebbero approvare una piano per difendere la Terra da eventuali impatti con gli asteroidi.

Si dividerà principalmente in due parti. In primo luogo prevede la creazione di un International Asteroid Warning Network, in modo che tutti i Paesi del mondo possano condividere informazioni e studiarle. In secondo luogo, la formazione di un gruppo di scienziati provenienti da diverse agenzie spaziali che saranno incaricati di localizzare gli asteroidi più piccoli e quindi più difficilmente individuabili, pensando a un modo per riuscire a far cambiare loro rotta.

Perché il problema sarebbe proprio questo. La NASA ha individuato il 90% di comete e asteroidi di un diametro maggiore di 1 chilometro nelle vicinanze della Terra, ma non si può dire lo stesso per quelle più piccole, che sono comunque molto pericolose e che, qualora entrassero in contatto con l'atmosfera terrestre, potrebbero causare numerosi problemi e danni.

Intanto, però, c'è da fare i conti con Ison e se tutto andrà liscio, godersi il panorama spettacolare.
Fonte: Wall Street Italia

venerdì 10 giugno 2011

Tempesta solare: problemi GPS e telecomunicazioni in tilt

- E’ stata individuata un’eruzione solare dalle caratteristiche insolite che potrebbe provocare problemi ai sistemi di telecomunicazione GPS e alle reti elettriche.
La notizia arriva direttamente dall’osservatorio spaziale della Nasa (Solar Dynamics Observatory) dove avrebbero ripreso una anomala e spettacolare eruzione solare. L’eruzione solare dalle caratteristiche insolite ha provocato una tempesta geomagnetica che potrebbe perturbare l’attività dei satelliti di telecomunicazione e le reti elettriche terrestri.

Erano ormai cinque anni, dunque dal 2006, che non si verificava un’evento naturale di simile entità, secondo l’Agenzia meteorologica nazionale americana (NWS). “Il Sole ha avuto un’eruzione di media intensità (M-2) il 7 giugno scorso con un’espulsione di massa coronale (CME) assolutametne spettacolare”, ha precisato l’Osservatorio di dinamica solare della Nasa, citato da Le Matin. “L’enorme nube di particelle che si è innalzata rapidamente e poi è ricaduta sembrerebbe ricoprire un’area che rappresenta circa la metà della superficie solare”, si legge nel comunicato.

Il fenomeno dei disturbi legati a queste tempeste elettromagnetiche, con conseguente pioggia di particelle sul nostro pianeta (che viaggiano a 900 km all’ora), è tra i più potenti tra quelli registrati in questi ultimi anni, e questo ultimo sta già creando dei disturbi alle comunicazioni radio su onde corte in Cina.
Fonte: Bolognanotizie.com

venerdì 24 settembre 2010

Torna l'allarme della Nasa: 2013, la tempesta solare potrebbe distruggere le nostre reti informatiche


Il picco di attività stellare distruggerà le nostre reti informatiche
Secondo la Nasa, le nostre reti informatiche e quelle elettriche potrebbero essere distrutte dal picco di attività solare previsto per i prossimi anni.
Il primo allarme era già stato lanciato dalla Nasa a giugno: le eruzioni solari potrebbero generare una tempesta magnetica in grado di causare un black-out sulla Terra. Satelliti, linee elettriche, trasporto aereo, sistemi finanziari. Nei mesi scorsi a Washington, non a caso si è aperto il Forum sul Clima Solare promosso dalla Nasa in cui protagonista è proprio il picco di attività stellare. Secondo Richard Fisher, scienziato della Nasa «la nostra società tecnologica ha sviluppato una sensibilità alle tempeste solari senza precedenti». Siamo, infatti, dipendenti dalle apparecchiature elettroniche. L’onda di particelle, tra i suoi effetti, potrebbe sortire anche quello di mandare in tilt i nostri satelliti.
Potremmo, nell’arco di poco tempo restare al buio, senza energia elettrica e comunicazioni. «Il primo segno di pericolo verrebbe quando le radiazioni iniziassero a disturbare segnali radio e dispositivi GPS. Dieci o venti minuti dopo, i satelliti commerciali che trasmettono conversazioni telefoniche, TV ed informazioni di ogni genere sarebbero praticamente spazzati via», ha detto Tom Bogdan, scienziato che ha sviluppato un modello matematico per rappresentare quello che potrebbe accadere.
L'allarme è stato rilanciato anche dal Ministro della Difesa britannico, Liam Fox, che pochi giorni fa ha annunciato uno studio mirato a proteggere le reti internazionali: un simile black-out provocato dal sole potrebbe essere sfruttato da organizzazioni terroristiche per attaccare sistemi locali e internazionali. Questo annuncio sottolinea quanto siano preoccupati i Governi: non si tratterebbe quindi di un'apocalisse alla 2012 ma di un evento le cui possibili conseguenze devono essere prese in considerazione fin da ora.
Fonte: Yahoo Notizie

giovedì 3 giugno 2010

ARCHEOLOGIA / Scienzati Usa studiano i Maya con la tecnologia Nasa e scoprono che la vera data della profezia non è il 2012




La fine del mondo calcolata dai Maya per il 2012? Due archeologi americani, tra i massimi conoscitori della popolazione precolombiana, rivelano che in realtà la vera data dell’antica profezia è un’altra. Arlen e Diane Chase illustrano per il Sussidiario come, grazie alla tecnologia spaziale fornita dalla Nasa, sono riusciti ad addentrarsi nei segreti e nei misteri dei Maya come nessuno era mai riuscito a fare prima. Il loro obiettivo era infatti realizzare la mappa dell’antica città di Caracol, in Belize, che è però coperta dalla giungla.

E in 25 anni, armati di machete, Arlen e Diane Chase erano riusciti a realizzare la mappa soltanto di 23 chilometri quadrati. Mentre con una tecnologia basata sull’uso del laser, detta LIDAR, montata su un aereo bimotore, sono riusciti in 24 ore a ricostruire tridimensionalmente a computer l’intera città di Caracol, per un’area totale di 177 chilometri quadrati. Il commento a caldo di Diana Chase è stato: «Siamo stupefatti. L’uso del Lidar rivoluzionerà l’archeologia Maya allo stesso modo in cui lo hanno fatto la datazione al carbonio negli anni ’50 e l’interpretazione dei geroglifici Maya negli anni ’80 e ’90».

Professori Arlen e Diane Chase, perché secondo voi il LIDAR rivoluzionerà le nostre conoscenze sui Maya?
Il LIDAR rivoluzionerà le nostre idee sui Maya per la sua capacità di rappresentare globalmente un territorio antico. Finora, i ricercatori dovevano limitarsi a campioni parziali senza poter contestualizzare pienamente i dati archeologici. Il LIDAR ci permette ora di vedere l’intero insediamento e il territorio circostante e ci consentirà di individuare le differenze territoriali tra i Maya e i confini tra le antiche entità politiche.

E’ vero che gli astronomi dei Maya hanno predetto che il mondo finirà il 22 dicembre 2012?
La profezia sul 2012 è una costruzione della moderna «new age». L’attuale ciclo temporale maya finirà attorno all’anno 4.946 del nostro calendario. Il 22 dicembre del 2012 per il calendario maya sarà il 13.0.0.0.1 (cioè una data qualsiasi senza nessun valore simbolico, Ndr) e quel giorno quindi nel mondo tutto sarà tranquillo.

L’astronomia maya, cui di recente sono stati dedicati diversi libri e film, era davvero così avanzata come si pensa?
L’astronomia maya era molto avanzata. I loro scienziati praticavano osservazioni dirette e dettagliate del cielo e le loro rilevazioni dei cicli dei vari pianeti erano registrate nei loro codici cartacei e nei geroglifici sulla pietra.

Per la comunità scientifica, qual è la cosa più difficile da spiegare sulla civiltà maya?
La cosa più difficile da spiegare è quanto questa civiltà fosse grande e complessa. Dato che finora avevamo avuto a che fare solo con campioni del loro passato, ma mai con una visione globale, gli scienziati hanno creato diversi modelli per spiegare come la loro società sia scomparsa. Le informazioni del LIDAR ci aiuteranno a perfezionare la nostra conoscenza di questo antico popolo, proprio perché fornisce un contesto completo.

Avete scoperto qualcosa di nuovo sullo sviluppo tecnologico dei Maya?
Tutto il paesaggio attorno a Caracol è stato completamente modificato dall’azione dell’uomo, detta anche antropogenica. Gli antichi abitanti dovevano avere una relazione intima con l’ambiente circostante e gestivano molto attentamente i terreni e i flussi di acqua nel territorio.

In queste rilevazioni o in precedenti studi, avete scoperto qualche prova di sacrifici umani presso i Maya?
Sì, a Caracol abbiamo rinvenuto delle prove archeologiche dei sacrifici umani realizzati dai Maya. I sacrifici umani facevano parte della loro antica religione, come è stato confermato da un punto di vista archeologico.

IL LIDAR può aiutarci a capire le ragioni della scomparsa della civiltà Maya?
I dati ricavati con il LIDAR ci aiuteranno a comprendere quanto intensamente i Maya abbiano utilizzato e modificato il loro territorio. Questo, a sua volta, potrà aiutarci a capire perché abbiano abbandonato certe aree. E’ importante specificare, tuttavia, che la loro decadenza non fu un processo uniforme e si sviluppò su più di 150 anni. I dati del LIDAR ci consentiranno di individuare come hanno influito su questo processo le differenze territoriali. Inoltre, in alcune zone non vi fu alcuna scomparsa dei Maya.

Caracol si estendeva per 177 Km quadrati, quasi come Boston (232,2 Km quadrati). Perché era così grande?
Caracol era così grande perché questa era la caratteristica dell’urbanistica Maya. A differenza delle moderne città occidentali, i Maya incorporavano la loro agricoltura nelle città, e Caracol può essere definita una forma di urbanismo «a bassa densità». Questa definizione di urbanismo è stata usata da Roland Fletcher per la città di Angkor Wat, in Cambogia, che si estende per oltre 1000 Km quadrati. Le dimensioni di Caracol non sono anomale per le città Maya: Tikal, Calakmul e Coba erano all’incirca della stessa grandezza. Tuttavia, nessuna aveva la popolazione delle città moderne e Caracol, probabilmente la più grande città Maya, aveva circa 115.000 abitanti.

Perché Caracol è stata definita una «città sostenibile»?
La definizione di Caracol come città sostenibile deriva dalla presenza di terrazzamenti e serbatoi all’interno della città. I primi permettevano agli abitanti di far crescere il cibo di cui avevano bisogno e i numerosi serbatoi consentivano di immagazzinare l’acqua necessaria. Così l’intera città era «sostenibile».

Perché il comunicato stampa definisce il LIDAR una «tecnologia spaziale»?
Il LIDAR è definito «tecnologia spaziale» perché la ricerca è stata finanziata dal Programma di Archeologia Spaziale della NASA. La ricerca comprendeva sia la rappresentazione IKONOS dai satelliti, sia quella LIDAR dai sorvoli; i risultati di quest’ultima si sono dimostrati molto superiori a quelli ottenuti da IKONOS.

Chi ha permesso la realizzazione della vostra ricerca sulla città di Caracol?
Il progetto archeologico su Caracol della University of Central Florida, che abbiamo diretto personalmente, rappresenta una collaborazione di lungo termine con l’Istituto di Archeologia del Belize. I fondi per la ricerca LIDAR a Caracol nel Belize, nel 2009 sono stati stanziati dalla Nasa a favore di John F. Weishampel, Arlen F. Chase e Diane Z. Chase. Il lavoro è stato facilitato dalla collaborazione dell’Istituto di Archeologia del Belize, e specialmente di Jaime Awe e Brian Woodye. Ramesh Shrestha, K. Clint Slatton, Michael Sartori e William E. Carter del National Center for Airborne Laser Mapping, che hanno effettuato le rilevazioni aeree dell’area di Caracol e hanno elaborato i dati raccolti con Lidar.

venerdì 13 febbraio 2009

Collisione satelliti, rischi detriti


Esperto russo del settore spaziale lancia l'allarme
(ANSA) - MOSCA, 12 FEB - C'e' un rischio di detriti nucleari dopo lo scontro in orbita tra un satellite americano e un satellite russo. Lo afferma un esperto russo. 'Dopo la collisione i frammenti si sono allontanati in varie direzioni,anche ad altezze dove sono 'sepolti' vecchi satelliti sovietici usati per seguire le flotte di potenziali nemici e dotati di reattori nucleari',ha detto.'C'e' il pericolo di una collisione con questi vecchi satelliti con la conseguente formazione di una cintura di schegge radioattive'.

martedì 24 giugno 2008

ACQUA SU MARTE: LA NASA HA LE PROVE



La Phoenix ha immortalato trucioli di un materiale che riflette la luce "spariti" dalle foto in 4 giorni
MILANO - L'acqua su Marte c'è. E la sonda Phoenix l'ha fotografata. Dopo anni di attesa e osservazioni, è arrivata dunque quella che sembra essere la prova regina. Lo ha annunciato la Nasa. Alcuni trucioli di un materiale che riflette la luce, spiegano, sono "spariti" dalle foto in quattro giorni, un comportamento compatibile solo con l'evaporazione di ghiaccio d'acqua.
«DEVE ESSERE GHIACCIO PER FORZA» - «Deve essere ghiaccio per forza - ha dettoPeter Smith dell'università dell'Arizona -: c'era qualche dubbio che potesse essere sale, ma nessun sale può comportarsi in questo modo». I trucioli erano sul fondo del piccolo cratere chiamato «Dodo» scavato dal braccio meccanico della sonda nei giorni scorsi "grattando" una superficie dura che a questo punto secondo gli scienziati è proprio uno strato di ghiaccio. La sonda, che è atterrata sul pianeta rosso sta analizzando chimicamente i campioni prelievati, per determinarne la composizione esatta.

martedì 29 gennaio 2008

OGGI L'INCONTRO RAVVICINATO ASTEROIDE-TERRA


ROMA - E' davvero un incontro speciale, quello che avviene oggi fra la Terra e l'asteroide 2007-Tu24, che con i suoi 250 metri di diametro è fra i più grandi oggetti ad esserci avvicinato al nostro pianeta negli ultimi anni. Passerà a circa mezzo milione di chilometri, ossia poco più distante della Luna. Tanto che, se il cielo sarà limpido, si potrà osservare con un piccolo telescopio amatoriale. La sua brillantezza (indicata con una magnitudine 10,3) è ben più alta di quella di una stella appena visibile a occhio nudo ( magnitudine 6). Il fascino di questo avvenimento sta rubando la scena ad altri due eventi altrettanto singolari nel cielo di questi giorni. Il 30 gennaio è scongiurato l'impatto su Marte dell'asteroide 2007 Wd5, scoperto dallo stesso Boattini, ma il passaggio ravvicinato al pianeta rosso di questo fossile del Sistema Solare resta per gli studiosi un evento da non perdere; e tiene col fiato in sospeso il destino del satellite spia americano ormai fuori controllo.
Protagonista incontrastato del cielo notturno di oggi resta allora l'asteroide 2007-Tu24. Anche per astronomi e astrofisici è un appuntamento da non perdere: osservarlo è l'occasione per saperne di più sugli asteroidi vicini alla Terra, i cosiddetti Neo (Near Earth Object). "L'asteroide 2007-Tu24 è sicuramente uno dei più vicini, considerando gli oggetti di dimensioni analoghe finora noti", ha osservato l'astrofisico Andrea Boattini, dell'università dell'Arizona a Tucson, impegnato nel programma della Nasa "Catalina Sky Survey". E' anche una vecchia conoscenza della Terra: il 20 novembre 1950 è passato a una distanza decisamente maggiore (almeno 150 milioni di chilometri) e tornerà ad avvicinarsi il 20 gennaio 2046 e il 29 dicembre 2080.
"Oggi vengono osservati ogni anno centinaia di oggetti di questo tipo. Per ognuno si studiano le caratteristiche in modo da seguirne la storia di orbita in orbita, con la sicurezza che la Terra non correrà rischi. "Non è ancora finito il bombardamento di asteoridi che aveva caratterizzato la storia della Terra nel suo primo miliardo di anni. Adesso naturalmente questi fenomeni sono molto meno frequenti, ma non si sono esauriti", osserva Boattini. "Basti pensare - aggiunge - che ogni anno avviene l'impatto sulla Terra di un oggetto molto piccolo, dal diametro di uno o due metri. Corpi di queste dimensioni bruciano nell'atmosfera e può accadere che arrivi a Terra solo qualche frammento". Oggetti delle dimensioni dell'asteroide 2007-Tu24 si sono avvicinati alla Terra di recente. Ad esempio il 3 luglio 2006 un oggetto un po' più grande dell'asteroide che passerà vicino alla Terra ha raggiunto una distanza pari a quella fra Terra e Luna. Eventi simili erano accaduti il 19 maggio 1996 e il 18 agosto 2002. Il 10 agosto 1972 è rimasto memorabile il passaggio di un asteroide del diametro di 10 o 20 metri, che si è incendiato a 60 chilometri di altezza nel cielo del Wyoming e poi fuggito nello spazio senza lasciare traccia. Dopo, a dare la prossima grande emozione sarà l'astroide Apophis, che si avvicinerà pericolosamente alla Terra nel 2029 e poi nel 2036. Resta poi l'attenzione nei confronti del satellite spia americano di grandi proporzioni che ha perso la sua energia propulsiva e potrebbe cadere sulla Terra tra la fine di febbraio o, al massimo, la fine di marzo in una località che non è possibile prevedere. Il satellite è ormai fuori controllo e potrebbe contenere materiale considerato pericoloso.
Il portavoce del National Security Council, Gordon Johndroe, già nei giorni scorsi ha assicurato che la situazione è allo studio degli esperti e che si stanno prendendo in considerazione tutte le opzioni possibili per rendere minimi gli eventuali danni che il satellite potrebbe causare.