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lunedì 19 settembre 2011

Maya: rivelazioni shock sul 2012 dal governo messicano!

E’ direttamente il governo messicano ad esporsi in prima persona, promettendo rivelazioni shock sulla antica civiltà Maya e sulle teorie, che tutti abbiamo avuto modo di conoscere, che riguardano il 2012. Ciò avverrà a breve in occasione della diffusione di un film-documentario, dal titolo: “Revelations of the Mayans 2012 and Beyond – Rivelazioni dei Maya sul 2012 e oltre”.

In esso vengono svelati segreti definiti “scioccanti” dallo stesso produttore del documentario Raul Julia-Levy, figlio dell’attore Raul Julia. «Ci sono voluti anni» afferma il produttore, «per convincere il presidente del Messico, Felipe Calderon, a concederci l’autorizzazione a realizzare questo importante progetto mediatico. Ma ne è valsa la pena. Poiché ciò che mostreremo al pubblico mondiale, sarà qualcosa di inedito e di emozionante. E’ giunto il momento che tutti capiscano cosa sta per accadere, e le conseguenze che potranno esserci sul genere umano in seguito a probabili eventi futuri». Nel film saranno mostrati luoghi mai visti sin d’ora e resi pubblici documenti protetti.
«Nell’opera - in fase di realizzazione - vi saranno contenuti veramente straordinari» ha sottolineato il ministro del Turismo dello stato messicano di Campeche, Luis Augusto Garcia Rosado, intervenendo sul progetto. «Nel sito di Calakmul, i ricercatori dell' INAH (Istituto Nazionale di Antropologia e Storia) hanno scoperto delle camere all'interno di una piramide che non sono mai state viste o esplorate prima».

Il governo messicano ha posto anche delle condizioni. Una su tutte che, naturalmente, il film esca prima della fatidica data 21 dicembre 2012, data in cui, secondo molti studiosi, vi sarebbe contenuta una precisa indicazione da parte dei Maya: la fine di un’epoca, denominata “lungo computo”, e l’inizio di una nuova era per gli esseri umani. Il “Lungo Computo” prevede 5 grandi ere cosmiche di 5125 anni ciascuna: 4 sono già trascorse e ogni era è stata contraddistinta, nel suo inizio, da enormi catastrofi.

Fonte: Affaritaliani.it

venerdì 17 giugno 2011

........Il Sole andrà in 'ibernazione': stop a tempeste e macchie solari

Il sole va a riposo. Secondo uno studio, la nostra stella va verso un periodo di “ibernazione”: stop alle tempeste solari. Cosa significa per la Terra?

I CICLI SOLARI - La nostra stella è normalmente interessata da cicli di attività che si esprimono con le cosiddette "tempeste solari". Dette anche tempeste geomagnetiche, esse fanno parte della vita di una stella. Ma c'è una cosa che è importante sapere: l'attività del sole si misura non in base all'energia da esso irradiata nello spazio, ma dal numero di macchie solari. Quando sul sole si osservano parecchie di queste macchie, vuol dire che la stella attraversa uno dei periodi di maggior attività e quindi è in grado di lanciare nello spazio il maggior livello di energia.

SOLE IN VACANZA - Tre recenti studi scientifici annunciano che il sole sta per andare in vacanza. "Ibernazione solare", la chiamano. Oppure “sonno solare”. E già si accendono gli allarmismi. In realtà il fatto che i cicli solari subiscano dei periodi di inattività è una cosa normale che avviene di tanto in tanto. Questo verso cui ci stiamo avvicinando, però, è considerato uno dei più lunghi di sempre, paragonabile solo a quel minimo che si registrò tra il 1645 e il 1715. Ai tempi, quel periodo che venne poi definito "Piccola era glaciale" causò una forte estensione dei ghiacciai alpini che arrivarono a includere anche villaggi montani e rese di ghiaccio diversi fiumi.

EFFETTI SUL CLIMA - Dunque un rallentamento dei cicli solari dovrebbe già portare a un abbassamento del riscaldamento globale. Ma non tutti sono d’accordo. Andrew Weaver, dell'Università di Victoria, ha infatti dichiarato che la Terra ha avuto il suo anno più caldo in più di un secolo nel 2010, quando l'attività solare fu praticamente assente. Il "global warming", dice, non dipende nel modo più assoluto dal sole.

Fonte: Il Sudssidiario.net

lunedì 21 marzo 2011

Cinque teorie sulla fine del mondo: come sarà l'apocalisse?

Tempeste solari, asteroidi o supervulcano: quale tipo di cataclisma è più probabile che spinga gli esseri umani sull'orlo dell'estinzione? Ecco un excursus con alcune delle più diffuse teorie sulla fine del mondo.

METEORITI E ASTEROIDI - L'ultima volta che un meteorite ha colpito la Terra causando danni significativi è stato nel 1908, quando una formazione rocciosa delle dimensioni di un palazzo di dieci piani è esploso sopra la Siberia, abbattendo 80 milioni di alberi. Secondo gli scienziati russi inoltre un asteroide chiamato "Apophis", le cui dimensioni sono pari a due campi da calcio, potrebbe entrare in collisione con la Terra il prossimo 16 aprile 2036. Di fatto però le possibilità sono piuttosto remote, circa una su 233mila.

TEMPESTE SOLARI - Le macchie e le tempeste solari dovrebbero raggiungere il loro massimo nel 2013. La National Academy of Sciences afferma che nell'epoca moderna le fiammate solari potrebbero creare un black out in grado di coinvolgere 130 milioni di persone. Gli scienziati hanno inoltre stimato che durante il primo anno dopo una tempesta solare, i danni potrebbero raggiungere 1,2 trilioni di sterline, e per porvi rimedio potrebbero essere necessari da quattro a dieci anni.

SPOSTAMENTO DEL POLO - Secondo una teoria smentita dagli esperti, una profezia Maya prevedrebbe che nel 2012 lo spostamento dei poli magnetici della Terra creerà devastazioni a non finire. Pur non riferendosi al 2012, sono diversi però gli scienziati che hanno ipotizzato un cambiamento della posizione di Polo Nord e Polo Sud, e quello più famoso è stato senza dubbio Albert Einstein. Uno studio della Princeton University in particolare ha scoperto che il Polo Nord 800 milioni di anni fa potrebbe essersi trovato nel mezzo dell'Oceano Pacifico.

ERUZIONI DEL SUPERVULCANO - Gli scienziati internazionali parlano della possibilità di una futura eruzione del supervulcano dello Yellowstone nello Wyoming. Ma un altro supervulcano si troverebbe in Italia, nei Campi flegrei. E' stato il responsabile dell'Osservatorio nazionale di geofisica e vulcanologia , il professor Giuseppe Di Natale, a individuare il "supervulcano" italiano. Il complesso sarebbe in grado di una distruzione centinaia di volte più devastante di quella che causò il Vesuvio durante l'eruzione che seppellì Pompei.

RISCALDAMENTO GLOBALE - Entro il 2100, se la temperatura si alzasse di 6 gradi, le foreste sarebbero spazzate via, molti terreni fertili sarebbero distrutti e il Mar Glaciale Artico rimarrebbe privo di ghiaccio anche nel pieno dell'inverno. A Londra farebbe caldo come al Cairo, con una qualità dell'aria così scadente che danneggerebbe il sistema respiratorio degli esseri umani.
Fonte: IlSussidiario.net

giovedì 12 novembre 2009

Un asteroide ha sfiorato la Terra


È passato a soli 14 mila chilometri dal nostro pianeta, cioè 30 volte più vicino rispetto alla Luna

Un altro asteroide il 6 novembre ha sfiorato la Terra da vicinissima distanza, appena 14 mila chilometri; quindi ben al di sotto dell’orbita equatoriale a 36 mila chilometri sulla quale ruotano tutti i satelliti per le telecomunicazioni e la TV. Anche questo pianetino è stato scoperto all’ultimo momento, come era accaduto all’asteroide di dieci metri di diametro che l’8 ottobre scorso aveva invece colpito la Terra disintegrandosi nel cielo dell’Indonesia. Questo nuovo asteroide di 7 metri di diametro battezzato 2009 VA era stato scoperto dal Catalina Sky Survey 15 ore prima dell’incontro ravvicinato ed era rapidamente identificato dal Minor Planet Center di Cambridge (Massachusetts-Usa) il quale stabiliva che non ci sarebbe caduto addosso ma che avrebbe soltanto sfiorato il pianeta. L’eventuale impatto, tuttavia, avrebbe finito per disintegrarlo senza creare problemi.
LA «CLASSIFICA» DEGLI ASTEROIDI - Nelle statistiche dei oggetti cosmici che si avvicinano, comunque il 2009 VA conquista una posizione di riguardo perché è il terzo corpo cosmico che si avvicina di più. I due che lo precedono sono l’asteroide 2008 TS26 di un metro di diametro che è passato ad una distanza di 6.150 chilometri il 9 ottobre 2008 e l’asteroide 2004 FU162 di sette metri che il 31 marzo 2004 arrivava a 6.535 chilometri . Secondo i calcoli del Jet Propulsion Laboratory della NASA almeno due pianetini di questa taglia ci sfiorano ogni anno mentre un impatto di questa dimensione è previsto ogni cinque anni.
PERICOLI - L’aspetto naturalmente più preoccupante è che anche il 2009 VA è stato rilevato all’ultimo momento perché la rete di sorveglianza oggi non riesce a fare meglio dati i suoi limiti tecnologici. Gli asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra (PHA) per la loro traiettoria ora censiti sono 1079: il loro diametro è a partire da cento metri. Solo in questo mese di novembre ci sono undici asteroidi ben noti di questo tipo che arrivano ad una distanza tra 1,4 e 44,2 LD (Lunar Distance ) con diametri variabili tra 6 metri e 1,9 chilometri. Ovviamente il problema maggiore lo pongono i piccoli al di sotto dei cento metri di taglia per i quali occorrerebbero strumenti di osservazione più sensibili per avvistarli quando sono ancora lontani. Ma questo è un obiettivo che gli astronomi si pongono da tempo, senza essere finora troppo ascoltati da coloro che potrebbero sostenere l’onere dell’impresa. Speriamo che nell’attesa del risveglio delle coscienze la fortuna ci assista.

giovedì 15 gennaio 2009

LA VIA LATTEA E' PIU' GRANDE E VELOCE - MA LA SUA FINE DIVENTA ANCHE PIU' VICINA


Nuovi dati sulla galassia di cui fa parte il nostro sistema solare. Che si scontrerà con Andromeda

MILANO - Per la nostra galassia Via Lattea ci sono due notizie: una buona e l’altra cattiva. La prima ci dice attraverso le indagini di Mark Reid dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, a Boston (Usa) che l’identikit della nostra isola stellare dove noi abitiamo alla periferia a circa 28 mila anni luce dal centro, è finalmente più preciso e credibile. La seconda, più amara, è che la sua fine e presumibilmente la fine del nostro sistema solare, sarà più traumatica e più vicina nel tempo, prima comunque del previsto.

DIMENSIONI - Ecco i dati presentati al meeting dell’American Astronomical Society a Long Beach in Florida. Attraverso la rete VLBI (Very Long Baseline Array) formata da dieci radiotelescopi distribuiti dalle Hawaii al New England, gli astronomi americani sono riusciti a stabilire che la rotazione della nostra galassia intorno al suo asse è più veloce di 160 mila chilometri orari rispetto al previsto. Quindi mentre prima era di 800 mila chilometri orari adesso è di 960 mila. Naturalmente questa è anche la velocità alla quale pure il nostro sistema solare, Terra compresa, gira intorno al centro galattico; giro che per essere completato richiede circa 200 milioni di anni.

La galassia di Andromeda

SCONTRO - Ma se la Via Lattea è più rapida vuol dire – spiega Mark Reid - che ha una massa più rilevante analoga, in sostanza, alla vicina galassia di Andromeda finora ritenuta la più massiccia della nostra zona celeste. Ora sembra che il record sia passato alla Via Lattea. E qui si arriva all’infelice conclusione. Già era previsto che tra alcuni miliardi di anni Via Lattea e Andromeda attratte dalla forza gravitazionale avrebbero finito per fondersi insieme più o meno gentilmente. Adesso con le masse che le due isole si ritrovano tutto finirà non solo in uno scontro presumibilmente catastrofico ma anche prima del tempo: si calcola fra circa 2-3 miliardi di anni, un tempo tutto sommato non così remoto come potrebbe sembrare. Il nostro Sole, ad esempio, dovrebbe rimanere acceso per un periodo ben più lungo giudicato intorno ai cinque miliardi di anni. Quindi lo scontro galattico dovrebbe avvenire ben prima.

FUGA NELLO SPAZIO - Comunque sia, riportando il discorso sulla Terra che con il sistema solare sarebbe drammaticamente coinvolta, la situazione sul nostro pianeta diventerà difficile per i suoi abitanti ancora prima (alcune centinaia di milioni di anni) di questi eventi cosmici ora precisati. E la causa sarà il movimento delle placche in cui è suddivisa la crosta terrestre e che si spostano in continuazione come i terremoti certificano. Le placche scivolando le une sotto le altre distruggeranno il volto del pianeta come lo conosciamo oggi travolgendo l’umanità e tutto ciò che di buono e di cattivo avrà realizzato fino a quel momento. Dunque la specie umana per sopravvivere avrà solo una via di salvezza, certo non facile. Ed è quella di imparare a vivere nello spazio, al di fuori del pianeta d’origine. Un destino inesorabile e triste secondo una visione terrestre, ma affascinante e stimolante se pensiamo che siamo esseri dell’universo, non destinati per forza a vivere in eterno nell’angolino cosmico dove siamo nati. Se alzassimo più spesso gli occhi al cielo forse capiremmo….
Giovanni Caprara