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domenica 27 febbraio 2011

Il segreto della longevità in un villaggio sperduto dell'Ecuador: la popolazione è alta solo un metro

Il segreto per vivere in eterno potrebbe nascondersi in un villaggio tra i monti dell'Ecuador. A rivelarcelo sono due ricercatori, Jaime Guevara-Aguirre e Valter Longo, che hanno studiato gli abitanti di questo paesino. Uomini e donne alti solo un metro, ma immuni al cancro e al diabete, oltre che al passare degli anni. (Per approfondire clicca qui) Continua a leggere questa notizia

LA SCOPERTA - Era il lontano 1987, quando Guevara-Aguirre girovagando a cavallo tra sentieri impervi di montagna s'imbatté per caso in alcuni di questi omini. Tutti gli abitanti erano alti un metro e sembravano molto più giovani della loro età reale. Si chiese il perché e decise di studiare da vicino il caso. Scoprì che 99 persone esaminate erano affette dalla cosiddetta sindrome di Laron. Il più grande gruppo di pazienti affetti da questa malattia mai esaminato al mondo. Una disfunzione diffusa tra i gruppi di origini sefardite (ebrei spagnoli o portoghesi). Infatti qui non si sta parlando di indios o tribù non ancora conosciute dall'Occidente. Ma di famiglie con cognomi ispanici e radici ebraiche, trasferitesi in Sudamerica.

L'INCREDULITA' DEGLI ESPERTI - Il dottor Aguirre già nel 1994 colse la relazione tra la malattia e la straordinaria longevità degli abitanti del villaggio. Ma la comunità scientifica non gli credette subito. "Benché i risultati dei miei primi rapporti fossero sorprendenti - spiega il dottor Aguirre -, la gente pensava che i dati fossero troppo limitati per rappresentare un vero e proprio campione credibile. Così decisi di fermarmi nel villaggio altri 10 anni. Ma nessuno mi voleva credere comunque". Nessuno tranne il ricercatore della Southern California University, Valter Longo, che nel 2005 decise di collaborare alle sue ricerche. Anche perché in tal modo, studiando casi naturali di esseri umani, avrebbe potuto allungare la vita agli animali da laboratorio. Ma in cosa consiste la particolarità di questi omini?

LA LONGEVITÀ DEGLI ABITANTI DEL VILLAGGIO - La sindrome di Laron è la sotto-produzione dell'ormone IGF-1, dovuta a sua volta a un'anomalia nel recettore dell'ormone della crescita. In pratica, al passaggio dell'ormone della crescita, la proteina fa sì che sia assimilato dalla cellula. Se qualcosa in questa catena non funziona, il meccanismo della crescita si ferma. Ma cosa c'entra tutto questo con la longevità? Studiando gli abitanti del villaggio, Aguirre si accorse che nessuno soffriva di diabete. E anche i casi di cancro, così diffusi nella nostra società, nel villaggio erano praticamente nulli. Perché? Semplice, perché la mutazione genetica avvenuta con la sindrome di Laron li ha resi immuni a queste due malattie, cause principali della morte per invecchiamento.
Fonte: ilsussidiario.net

lunedì 28 giugno 2010

Ritrovata Avaris, città egizia di oltre 3.500 anni fa


Sotto al delta del Nilo un team di archeologi austriaci ha scoperto i resti di una città che fu la capitale della popolazione Hyksos, una popolazione nomade asiatica
ARCHEOLOGIA
Ritrovata Avaris, città egizia di oltre 3.500 anni fa
Sotto al delta del Nilo un team di archeologi austriaci ha scoperto i resti di una città che fu la capitale della popolazione Hyksos, una popolazione nomade asiatica
La mappa satellitare di Avaris, città egizia scoperta da archeologi austriaci
MILANO – Avaris fu, circa 1.500 anni prima di Cristo, la capitale egiziana del popolo Hyksos (il cui nome significa «sovrani dei Paesi stranieri»), stirpe nomade asiatica che discese in Egitto al termine del Medio Regno, per governarvi dal 1664 al 1569 a.C.. Ora una missione archeologica austriaca ha localizzato alcuni resti di questa città nei pressi del villaggio di Tell El-Dab'a, nella regione nord orientale del delta del Nilo.
LA SCOPERTA – È una scoperta importante per gli archeologi di tutto il mondo. Il team austriaco è presente nell’area già da 35 anni: i primi studi per ritrovare Avartis furono avviati nel 1975. Come ha raccontato l’archeologa a capo della cordata Irene Mueller, grazie all’uso del radar il suo gruppo di studiosi ha potuto identificare la struttura urbanistica di Avaris, e riconoscere diverse vie, costruzioni, abitazioni, templi, un porto affacciato sul Nilo, due isole sommerse, pozzi di diverse dimensioni. Il tutto sotto a una zona particolarmente ricca di verde e coltivazioni, come è possibile vedere nelle immagini da satellite in cui viene sovrapposta l’attuale conformazione fisica del territorio all’estensione della vecchia capitale egizia. Proprio per via delle molte abitazioni e aree agricole presenti oggi nella zona, è difficile fare scavi per portare alla luce gli antichi resti.


GLI HYKSOS – A governare questa capitale egizia fu una popolazione che arrivò sul delta del Nilo dall’Asia, gli Hyksos. Veneratori del dio Seth, cui edificarono un tempio ad Avartis, erano composti da semiti e cananei. Da questa città questi nomadi si spostarono poi verso Menfi, ma non governarono mai oltre il Medio Egitto. Furono molti gli scambi con altre popolazioni, negli scritti si trovano infatti tracce dei loro rapporti con Creta, l’Anatolia, le isole dell’Egeo. Come già facevano i faraoni, anche gli Hyksos usavano incidere i propri nomi sugli scarabei (considerati animali sacri) poi collocati tra i bendaggi delle mummie. È grazie a loro che in Egitto si iniziarono a usare i cavalli come animali da traino, e i carri per combattere in guerra.
Eva Perasso

giovedì 6 maggio 2010

ARCHEOLOGIA/ Quando gli esperti fanno flop: falsi storici e bufale, ecco le dieci più eclatanti

Lo Staff de Il Portale del Mistero Vi propone questo articolo tratto da Il Sussidiario.net:


Dieci casi clamorosi di falso archeologico. E se talora a farsene promotori sono stati truffatori e finti esperti d’arte, spesso a incappare nelle bufale sono state delle vere autorità in materia, costrette poi a clamorose marce indietro e a pubbliche ritrattazioni. Incidenti del mestiere? In un certo senso sì, se si pensa che uno dei dieci falsi più famosi al mondo, il busto di Nefertiti, sarebbe responsabilità dello stesso Ludwig Borchardt, uno dei più grandi egittologi mai esistiti e fondatore dell’Istituto tedesco di archeologia al Cairo.


LE PIETRE DI ICA - Si tratta di uno dei reperti archeologici più sconvolgenti mai rinvenuti: se l’autenticità delle Pietre di Ica fosse stata confermata, sarebbe stata rivoluzionata completamente la storia dell’umanità come la conosciamo oggi. Questi ritrovamenti sono andesiti carbonizzate risalenti al Mesozoico, rinvenute nel deserto di Ocucaje, vicino a Ica (Perù) nel 1960. Presentano enigmatiche incisioni, che forniscono elementi assolutamente anomali rispetto alla loro datazione: configurazioni stellari, strumenti ottici quali telescopi e lenti, animali preistorici estinti, velivoli meccanici e avanzate operazioni chirurgiche. Il ricercatore spagnolo Vicente Parìs ha ottenuto una pietra da Javier Cabrera, uno dei primi scienziati a interessarsi dei reperti, facendola analizzare a Barcellona. Le analisi hanno dato esito negativo, rilevando segni di carta abrasiva e lavorazione recente. Cabrera stesso da anni ha ammesso che parte della sua collezione viene da Basilio Uchuya, uno dei principali falsificatori di pietre.

IL DIVINO SCAVATORE - Il soprannome indica l’archeologo giapponese Shinichi Fujimura ed è legato alla sua leggendaria abilità nello scovare reperti antichi anche decine di migliaia di anni. Una fama durata fino al 5 novembre 2001, quando alcuni giornalisti del quotidiano “Manichi Shinbun”, muniti di macchine fotografiche e telecamere digitali, hanno smascherato Fujimura, costringendolo a scusarsi pubblicamente davanti a milioni di telespettatori giapponesi.

LE TESTE DI MODIGLIANI - Nell’estate 1984 è stata ritrovata una testa di granito nel Fosso Mediceo di Livorno. I critici d’arte Vera e Dario Durbé subito la riconoscono senza ombra di dubbio come una delle opere che, secondo la leggenda, Amedeo Modigliani avrebbe gettato nel canale, sconfortato dal giudizio dei suoi concittadini e in procinto di partire definitivamente per Parigi. Mentre il Museo progressivo di arte moderna si prepara per i festeggiamenti, tre studenti, Pietro Luridiana, Pierfrancesco Ferrucci e Michele Guarducci, dichiarano di essere gli autori della seconda Testa pescata nel Fosso. Spiegando che la loro è stata una burla, realizzata utilizzando il trapano elettrico Black & Decker.

IL BUSTO DI NEFERTITI - La statua conservata a Berlino, che ritrae la regina egizia vissuta tra il 1370 e il 1330 a.C., non sarebbe che un falso. Lo ha sostenuto lo storico dell’arte Henri Stierlin, secondo cui la scultura sarebbe stata realizzata nel 1912 dall’artista Gerardt Marks su commissione di Ludwig Borchardt. Secondo Stierlin il busto sarebbe stato realizzato per esporre una collana appartenuta realmente alla regina e per fare alcune prove di archeologia sperimentale sui pigmenti utilizzati. E solo in un secondo momento sarebbe stata spacciata come risalente al periodo dei faraoni. L’archeologo ha infatti raccontato di avere ritrovato il busto ad Amarna, sulla riva orientale del Nilo. Per sostenere la teoria secondo cui si tratterebbe di un falso, Stierlin ha sottolineato il fatto che non c’è alcuna documentazione del ritrovamento di Burckhardt prima del 1924 e che lo stesso archeologo avrebbe tenuto il busto nella sua casa del Cairo per dieci anni prima di portarlo in Germania.

GEOGLIFI - Sono degli immensi disegni tracciati sulla terra dall’antico popolo Nazca, nell’attuale Perù, e visibili soltanto dall’alto volando nel cielo. Forme che evocano mistero e scatenano le ipotesi più singolari, come quella secondo cui sarebbero piste di atterraggio degli extraterrestri. Un falso, come ha dimostrato nel 2001 l’archeologo bresciano Giuseppe Orefici, che ha chiesto al governo peruviano di poter scavare le rovine di Cahuachi, la città sacra dei Nazca distrutta da un terremoto. E sono stati proprio i suoi scavi a riscrivere tutta la storia della civiltà precolombiana e a svelare il mistero dei geoglifi. Gli stessi disegni si trovano infatti sulle ceramiche e sulle stoffe dell’epoca dei Nazca. E i solchi tracciati sul terreno non sono altro che lunghi percorsi sacri seguiti durante le feste religiose, che nulla hanno a che vedere con il calendario astronomico né tantomeno con gli extraterrestri.

STONEHENGE - La versione ufficiale è che i giganteschi monoliti inglesi risalgano al 3000 avanti Cristo e che, misteriosamente, siano sempre rimasti intatti e in equilibrio magico per cinque millenni. Una bugia smascherata da un ragazzo di Bristol, Brian Edwards, alle prese con una tesi di storia, che ha trovato le foto del 1901, con un gruppo di operai al lavoro con tanto di cazzuola. Sono solo le prime di una serie: tutto il ‘900 è stato un cantiere senza fine, che ha continuato a rimaneggiare il volto di Stonehenge. Almeno fino al 1964. Scavatrici, corde, cemento e addirittura gru hanno ricostruito, spostato, innalzato, sistemato, riallineato quei monoliti che milioni di turisti hanno ritenuto fossero sempre rimasti immutati nella loro magica geometria.

L’OSSARIO DI GIACOMO - Nell'ottobre del 2002 fu portato alla luce un piccolo sarcofago con l'iscrizione “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”. Quest'ossario potrebbe appartenere all'incirca a 20 persone di nome Giacomo, abitanti allora a Gerusalemme, le quali avevano un padre di nome Giuseppe e un fratello di nome Gesù: infatti questi tre nomi erano molto frequenti nella società dell'epoca. Ma ci sono dei dubbi sull'autenticità di questo reperto. Innanzitutto perché non fu trovato dagli archeologi, ma comparve improvvisamente in un antiquariato. Inoltre perché l'iscrizione è chiara e comprensibile immediatamente, cosa non riscontrata negli altri sarcofaghi dell’epoca. Per questa ragione il Dipartimento israeliano per le antichità ha sostenuto che si tratti di un falso.

IL TESORO DEI FARAONI - E’ stato condannato (ma per ora solo in primo grado) con l’accusa di avere spacciato come tesoro dei faraoni dei banali oggetti “made in China”. Una vicenda ancora aperta, che vede come protagonista Ferdinando Caputi, che si presentava come professore universitario ed esperto d’arte e che è stato smascherato dalla Guardia di finanza. Dopo aver commissionato la produzione degli oggetti in Cina, Caputi ne curava l’importazione e poi preparava delle perizie accademiche per accertarne la veridicità.

FALSI D’EPOCA - In alcuni casi i falsi provengono direttamente dal Medioevo, un’epoca storica in cui proliferò non poco la produzione di gioielli falsi, composti da vetro o cristallo montato su materiali non preziosi. Nel quindicesimo secolo in Lombardia i falsari avevano persino una loro corporazione e nel 1488 il Duca di Milano approvò una serie di norme per il buon andamento dell’arte, proposte dagli stessi fabbricanti di pietre false.

I DIARI DI HITLER - Al contrario, alcuni falsi storici riguardano l’epoca contemporanea: il più clamoroso riguarda i manoscritti del Fuhrer. Nel 1983 Konrad Kujuau ha venduto 58 quaderni, vistati in ogni pagina con l’autografo di Adolf Hitler, a un reporter di “Stern”, Gerd Heinemann. Il giornalista ha convinto tutti dell’autenticità dei quaderni. Tanto che lo staff di “Stern” ha coinvolto Newsweek e l’impero di Rupert Murdoch, “Times” in testa. Che ha chiesto una perizia a Lord Dacre, alias Hugh Trevor-Roper, una delle più grandi autorità in materia di Terzo Reich. I responsi sono stati inizialmente positivi, poi lo storico è stato colto dai dubbi. Finché Murdoch in persona ha ordinato: “Che lord Dacre si fotta, stampate!”. Quando alla fine si è scoperto che si trattava soltanto di un gigantesco falso, Kujuau e Heinemann, dopo avere fatto miliardi, sono finiti in prigione.

(Pietro Vernizzi)

..nessuno è infallibile..

martedì 27 gennaio 2009

Roma, qualche metro più sotto in Week-end


La capitale sotterranea, il museo archeologico più grande del mondo. Gran parte di esso riposa ancora sotto il peso della storia, inesplorato. Qualcosa è visitabile: ed è un'esperienza meravigliosa.
Immaginate di tirar via un sampietrino da Via dei Fori Imperiali. Oppure una zolla di terra dal prato del Parco della Caffarella. Poi sdraiatevi e guardate giù. Benvenuti nella Roma sotterranea: una città nella città, anzi sotto la città. Ninfei, acquedotti, cunicoli, opere di alta ingegneria idraulica, case, vie, templi, edifici pubblici, chiese e ville. E un lago, esattamente in corrispondenza dell'Ospedale Forlanini. Un lago navigabile con un gommone, in alcuni punti profondo 8 metri. E non è l'unico perché lungo la direttrice della Via Tuscolana, la zona di Roma col sottosuolo più ricco di meraviglie, ce ne sono altri. L'acqua è limpidissima, la sensazione che si prova a stare lì sotto – racconta chi c'è stato – meravigliosa.

Quello che è stato definito il più grande museo archeologico del mondo, però, non è aperto al pubblico se non in parte. I luoghi accessibili ai non addetti ai lavori - archeologi, speleologi urbani, ingegneri - sono pochi ma straordinariamente affascinanti. Nella galleria di immagini ve ne segnaliamo alcuni, tutti bellissimi e di grande valore storico-artistico.

Perché Roma è il Colosseo e la Cappella Sistina, Fontana di Trevi e Piazza Navona, San Pietro e Trinità de' Monti ma ad ogni passo, appena qualche metro più sotto, è molto altro. Testimonianze del passato da esplorare e ammirare alla ricerca delle atmosfere di duemila anni fa, quando nella Città Eterna si girava a piedi e si parlava in latino.Un patrimonio spesso sconosciuto agli stessi abitanti della Roma moderna, ignari del fatto che, sollevando un tombino nel cortile del proprio palazzo, potrebbero ritrovarsi in uno dei tanti cunicoli dell'enorme labirinto che riposa sotto il piano stradale. Valorizzare e far conoscere al grande pubblico l'immenso complesso ipogeo della Capitale è l'obiettivo di alcune associazioni tra cui Roma Sotterranea e Sotterranei di Roma.

Qualche idea "accessibile" (da sotterraneidiroma.it)Acquedotto Vergine unico acquedotto romano ad essere funzionante, alimenta molte storiche fontane della zona del Centro (Piazza Navona, Barcaccia, Terrina tra le altre) e, soprattutto, la Fontana di Trevi. Domus ai Baullari alla fine del secolo XIX, durante i lavori di apertura di Corso Vittorio Emanuele II, furono riportati alla luce i resti romani che però vennero subito distrutti, perché d'intralcio: si salvarono in pratica soltanto i Templi dell'Area Sacra di Largo di Torre Argentina e i resti della Domus Romana ai Baullari, scoperti a 4,40 metri di profondità nei sotterranei di Palazzo Regis (conosciuto anche come Farnesina ai Baullari).

San Paolino alla Regola negli anni 1978-1982 l'Amministrazione Comunale curò il restauro di un gruppo di case di sua proprietà site su via di S. Paolo alla Regola, tra la chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini e via del Conservatorio. Si tratta di un insieme di fabbricati di 4-5 piani di altezza, all'esterno di prevalente aspetto seicentesco, incentrati attorno al cinquecentesco Palazzo Specchi. Il restauro ha rivelato, inaspettatamente, come i fabbricati mantenessero in tutta la loro monumentalità strutture ben più antiche, che costituiscono ancora il corpo di tutto il sistema. In particolare si conservano strutture di età romana per quattro piani di altezza, due sotto il suolo e due al di sopra, e queste hanno costituito la base di una potente e complessa ristrutturazione medioevale, che ha alzato le costruzioni quasi all'altezza della situazione attuale.
Barbara Del Pio