giovedì 27 agosto 2009

IL MOSTRO DI LOCH NESS VISTO DA GOOGLE EARTH?


LONDRA - Un'immagine catturata da Google Earth potrebbe essere la prova dell'esistenza di 'Nessie', il famigerato mostro che secondo le leggende vive nelle acque del lago scozzese di Loch Ness.
Una guardia di sicurezza di 25 anni, Jason Cooke, stava utilizzando il noto programma di immagini satellitari quando ha scoperto una foto che ritrarrebbe la famosa creatura. L'immagine, pubblicata dal tabloid britannico The Sun e tuttora visibile su Google Earth, mostra un oggetto che potrebbe somigliare a un animale dal corpo ovale con una coda e quattro pinne. Secondo i più scettici, però, si tratterebbe soltanto della scia di un'imbarcazione. Alcuni esperti ritengono che Nessie possa essere un plesiosauro, un animale marittimo ritenuto estinto, dalla sagoma allungata simile a quella dell'immagine catturata dal satellite. "Non potevo credere ai miei occhi. E' esattamente come l'hanno sempre descritto", ha dichiarato emozionato Cooke. Secondo Adrian Shine ricercatore del Loch Ness Project si tratta di "una scoperta affascinante che necessita di approfondimenti".

venerdì 7 agosto 2009

L'acceleratore non parte: Il Big Bang resta un mistero




Quindici anni per costruire il tunnel sotterraneo di 27 km che dovrebbe spiegare l'origine e la costituzione dell'universo. Ma l'inaugurazione, l'estate scorsa, slittò a causa di un esplosione. Ora nuovi ritardi.

ROMA - Ci sono voluti 15 anni di lavoro per costruire la più grande e più costosa macchina mai costruita per ricerche scientifiche. Si tratta dell'LHC, Large Hadron Collider, l'acceleratore di particelle più potente al mondo che si trova in una galleria sotterranea di 27 km di circonferenza, posta al confine tra Francia e Svizzera. Lo scorso mese di settembre vi era stata l'inaugurazione e la macchina da 6 miliardi di euro aveva iniziato a lavorare. Il suo funzionamento avrebbe dato modo ad un gran numero di scienziati di trasformare un sogno in realtà: capire alcuni grandi misteri dell'Universo. Ma un'improvvisa esplosione bloccò la macchina dopo pochi giorni dall'accensione senza permettere alcun esperimento. Prima ancora di immettere tutta l'energia necessaria alle ricerche, infatti, si ebbe una improvvisa perdita di elio, che serve per tenere a bassissime temperature i cavi in niobio e titanio che in tali condizioni perdono ogni resistenza elettrica e diventano superconduttori. Purtroppo però, anche una piccolissima "perturbazione" presente, ad esempio, nelle saldature tra i cavi può causare un aumento di temperatura e la perdita di superconduttività. Ed è quello che è successo il 19 settembre, quando la giunzione tra due magneti vaporizzò in una cascata di scintille liberando l'elio. L'incidente obbligò lo spegnimento della macchina. Anche se in un primo momento il guaio non sembrava grave, ben presto ci si accorse che si sarebbero dovuti rivedere oltre 5.000 collegamenti. Così dopo alcune date per la ripartenza si arrivò alla "certezza" che si sarebbe di nuovo acceso la macchina il prossimo settembre 2009. Ma ora anche questo appuntamento slitta a fine autunno o a inizio inverno. Sono più del previsto infatti, le prove necessarie prima di ridare il via al tutto. E rimane il mistero di quella esplosione. Tutti i magneti, infatti, erano stati collaudati alle altissime energie richieste dall'LHC e nessuno aveva dato problemi. Perché una volta posti nella macchina qualcuno abbia ceduto è ancora da chiarire. E non è certo che si potrà arrivare ad una spiegazione. Ora comunque quel che è importante è che si ridia il via.

Spiega Steve Myers, responsabile dell'Accelerator Division del Cern al New York Times: "Dopo i test che abbiamo eseguito pensiamo che potremo immettere con facilità 6,5 mila miliardi di elettronvolt, ma per raggiungere i 7mila miliardi di elettronvolt o più, sarebbero necessari ancora numerosi test e quindi ancora molto tempo". Alcuni ricercatori si dicono contenti se si arrivasse anche a soli 4 o 5mila miliardi di elettronvolt, l'importante è partire. Ma così facendo non si otterrebbero i risultati per cui la macchina è stata costruita. Le alte energie infatti, sono richieste per permettere a particelle atomiche e subatomiche di scontrarsi a velocità prossime a quelle delle luce per ridare vita alle condizioni che si vennero a creare subito dopo il Big Bang. In tal modo si potrebbe trovare il Bosone di Higgs, una delle particelle previste dalle teorie della fisica, ma mai scoperta e che dovrebbe dare un senso alla massa dei corpi. Ma l'LHC dovrebbe togliere un velo anche alla "materia oscura", che compone il 24% dell'Universo, ma di cui non si conosce la composizione, all'esistenza o meno dell'antimateria e alla conferma o meno dell'esistenza di altre dimensioni. Intanto alcuni ricercatori stanno disertando il grande progetto europeo, almeno temporaneamente, e stanno chiedendo di realizzare esperimenti presso la macchina concorrente, seppur meno potente, che si trova negli Stati Uniti, il Tevatron. Migliaia di scienziati avevano puntato tutti i loro finanziamenti sulle ricerche all'LHC, decine di dottorandi avevano scelto di realizzare la loro tesi sui risultati dell'acceleratore, ma ora sono tutti in stand-by almeno fino al prossimo inverno.

giovedì 18 giugno 2009

Attenzione a Mercuriola Terra a rischio crash


Il nostro pianeta potrebbe avere una fine violenta in seguito allo scontro con Venere, Marte e Mercurio. E proprio quest'ultimo potrebbe innescare un'alterazione delle orbite degli altri. Risultato: una catastrofe planetaria di LUIGI BIGNAMI

PRIMA che il nostro Sole giunga alla sua fine facendo evaporare il nostro pianeta, oppure prima che un gigantesco asteroide si scontri con la Terra e ancor prima che una stella, passandoci vicino, ci strappi dalla nostra orbita, il nostro Pianeta potrebbe avere una fine violenta in seguito allo scontro con i pianeti a noi più vicini: Mercurio, Venere e Marte. L'evento scatenante sarebbe da ricercare nel pianeta Mercurio, il quale pur avendo dimensioni molto piccole rispetto agli altri pianeti (4.878 km contro i 12.736 della Terra) potrebbe innescare un'alterazione delle loro orbite, il cui risultato sarebbe una catastrofe planetaria. E' questa la conclusione di una nuova simulazione al computer che tiene conto delle più piccole variazioni di orbita che possono subire i pianeti nei prossimi milioni o prossimi miliardi di anni. Va detto infatti, che anche se a noi sembra che le orbite dei pianeti siano stabili nel tempo, così non è, in quanto l'attrazione reciproca tra i corpi del sistema solare le fanno variare anche di pochi metri al secolo e questo sull'arco di centinaia di milioni di anni può avere conseguenze importanti. Lo studio è stato realizzato da ricercatori dell'Osservatorio di Parigi e pubblicato su Nature. E dimostrerebbe che una serie di fenomeni astrali potrebbero far sì che l'orbita di Mercurio arrivi ad allungare il suo asse maggiore fino al punto da intersecare l'orbita di Venere. A quel punto si verrebbe ad avere una tale alterazione dell'orbita di Mercurio stesso che potrebbe essere eiettato al di fuori del sistema solare, oppure finire inghiottito dal Sole o essere proiettato verso la Terra con la quale verrebbe a scontrarsi.

A questa conclusione gli autori della ricerca, Jacques Laskar e Mickael Gastineau, sono giunti dopo aver simulato 2.501 scenari del nostro sistema solare in ciascuno dei quali si è ipotizzata una piccola variazione di orbita (dell'ordine di pochi metri) dei pianeti più vicini a noi. Nel 25% dei casi sarebbe Mercurio il pianeta più esposto ad una profonda modifica della sua orbita che lo porterebbe ad incrociare quella di Venere. A quel punto anche gli altri pianeti più vicini al Sole subirebbero delle forti alterazioni orbitali. In una percentuale molto bassa l'alterazione sarebbe così consistente che tra 3,3 miliardi di anni Marte, Venere, Mercurio potrebbero scontrarsi con la Terra. In ben 200 casi, dei 2501 scenari previsti dai ricercatori, due pianeti interni verrebbero a scontrarsi tra loro e la Terra sarebbe coinvolta in 48 casi. "Da questa simulazione, ciò che risulta più sorprendete è il fatto che l'alterazione dell'orbita di Mercurio può influenzare anche quelle di Venere e della Terra", ha detto Laskar. Ma cosa farebbe di Mercurio la boccia planetaria che altererebbe una situazione che sembra essere assai stabile? "La causa di tutto ciò è da ricercare nel pianeta Giove, il quale con la sua enorme massa ha un'influenza gravitazionale notevole sull'orbita del piccolo pianeta vicino al Sole", ha spiegato l'astronomo. Tale influenza, nell'arco di centinaia di milioni di anni, sarebbe sufficiente dapprima ad allungare la sua orbita e poi a spingerlo al di fuori della stessa. Che lo scontro tra pianeti sia una realtà è già stato dimostrato da quanto osservato attorno alla stella SM1207B, dove sono state trovate le evidenze dello scontro tra almeno due pianeti e, d'altra parte, sembrerebbe ormai certo che circa 4 miliardi di anni fa un oggetto grande come Marte si scontrò con il nostro pianeta e dal fenomeno nacque la Luna.

Sydney: scoperto sesso mummia


Reperto conservato da 140 anni, svelati misteri grazie a Tac
SYDNEY, - Un mistero di 2000 anni fa e' stato risolto oggi in Australia dove uno studio ha svelato i segreti di una mummia infantile egiziana. La mummia, chiamata Horus e conservata da 140 anni nel museo dell'universita' di Sydney e' stata sottoposta a una Tac. Horus risale al periodo greco-romano, ma finora il sesso e l'eta' erano rimasti un mistero. ''Abbiamo avuto la sorpresa di scoprire che e' un maschio di sette anni'', ha detto il curatore del museo.

giovedì 11 giugno 2009

Giappone, piovono girini e pesci

Misterioso evento meteorologico

Da giorni a Nanao e in altri luoghi della prefettura di Ishikawa non si parla d'altro. Sulla costa centrale del mar del Giappone sono infatti caduti dal cielo girini e pesci. Secondo gli abitanti si è trattato di una "pioggia miracolosa", ma gli esperti e i meteorologi ipotizzano invece un'intensa e piccola turbolenza, come un mini-tornado, o addirittura che i piccoli animali possano essere stati persi durante il volo da uccelli come i corvi o le gru nipponiche.

Sulle cause della misteriosa pioggia, per ora, non ci sono certezze. Ma le testimonianze dei locali non lasciano adito a molti dubbi sulla veridicità dell'evento straordinario. Sulla base delle ricostruzioni fatte dalla stampa locale, un uomo di 55 anni ha spiegato di aver udito giovedì scorso strani rumori e, avvicinatosi a un parcheggio pubblico nel centro della città di Nanao, ha visto un centinaio di girini di pochi centimetri distribuiti su una superficie di una decina di metri quadrati. Il fenomeno si è poi ripetuto sabato anche nella città di Hakusan. Le ipotesi formulate dagli esperti puntano tutto su un evento atmosferico eccezionale, ma spiegabile. L'osservatorio meteorologico della vicina Kanazawa ha fatto però notare che le condizioni del tempo, considerando che i fenomeni sono stati segnalati già a inizio mese, non possono giustificare "piogge anomale" come quelle di Nanao e Hakusan. Sulle cause, dunque, si è acceso un interessante dibattito, che ha coinvolto anche l'Istituto ornitologico Yamashina di Abiko, nella prefettura di Chiba. Secondo i ricercatori dell'ateneo, infatti, i girini potrebbero essere stati persi in aria da uccelli di grandi dimensioni. Il mistero resto fitto.

Fonte: TGCom